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Questo blog è gestito da un estimatore di Don Giuseppe Tomaselli. Per contatti: cordialiter@gmail.com

domenica 21 maggio 2017

Primo "bilancio" del blog

Ho aperto il blog a fine marzo, con l'intento di pubblicare ogni giorno un breve brano tratto dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli. Purtroppo, i risultati sono stati deludenti dal punto di vista delle visite. Ciò è dovuto al fatto che non sono riuscito a posizionare il sito nei primi posti dei risultati del principale motore di ricerca. Evidentemente devo aver commesso degli sbagli. Per questo motivo nelle ultime settimane ho rallentato parecchio nel pubblicare i post, poiché preferivo aspettare che il blog salisse nella graduatoria dei risultati, ma non ci sono stati significativi miglioramenti. A questo punto mi chiedo se valga la pena continuare oppure no, visto che è quasi inutile avere un blog che non appare nella prima pagina dei risultati (è come avere un quadro in casa ma tenerlo nascosto dietro a una tenda). Per il momento preferisco aspettare ancora un po' prima di prendere una decisione.

sabato 20 maggio 2017

Foto di Don Giuseppe Tomaselli (esorcista)

Alcune fotografie di Don Giuseppe Tomaselli, zelante sacerdote salesiano.




giovedì 11 maggio 2017

Mortificazioni interne ed esterne

Una lettrice mi ha chiesto a cosa servano le penitenze corporali.


Carissimo D., (...) vorrei chiederti cosa intende la Madonna a Fatima nel chiedere oltre la preghiera del Santo Rosario, sacrifici e penitenza. Essendo già la vita piena di tante sofferenze, ma più nello specifico vorrei un tuo parere in base alle tue conoscenze a carattere spirituale. Ti ricordo sempre nelle mie povere preghiere, uniti sempre in questo legame spirituale che accomuna tutti i fratelli e le sorelle del mondo. (...)

(lettera firmata)


Carissima in Cristo, 
                                 il Redentore Divino nel Vangelo dice che se non faremo penitenza periremo tutti. Ma ciò non significa che dobbiamo per forza flagellarci, usare il cilicio o altri strumenti di penitenza che producono sofferenza. Anche il semplice rassegnarsi cristianamente ai patimenti della vita (malattie, persecuzioni, povertà, ecc.) è già un bel sacrificio da offrire a Dio, il quale ci ricompenserà abbondantemente in Cielo. Prima di fare aspre penitenze (per esempio autoflagellarsi con lo strumento della "disciplina", come si fa in molti monasteri), per prudenza bisognerebbe chiederne il permesso alla propria guida spirituale, onde evitare di rovinare la propria salute con mortificazioni esagerate.

Inoltre suor Lucia di Fatima nelle sue memorie scrisse che adesso Gesù non chiede più grosse penitenze, ma desidera che pratichiamo fedelmente i doveri nel proprio stato di vita.

Sant'Alfonso Maria de Liguori distingue tra mortificazioni interne ed esterne. Quelle interne consistono nel vincere le passioni, sopratutto quella dominante, mentre quelle esterne consistono nel mortificare i sensi (vista, udito, gola, discorsi) astenendosi dal compiere tutto ciò che può allontanarci da Dio (vedere immagini oscene, ascoltare discorsi cattivi, mangiare in maniera esagerata, fare discorsi oziosi, eccetera).

È bene fare delle piccole penitenze, purché fatte con amore, astenendosi dal compiere azioni che in se stesse non sono immorali. Ad esempio rinunciare a mangiare una caramella o un frutto, salire le scale anziché prendere l'ascensore, evitare di vedere un film lecito in tv, ecc. Queste piccole mortificazioni ci aiutano a rafforzare la volontà nel combattimento spirituale.

In Corde Matris,

Cordialiter

domenica 7 maggio 2017

Orazione mentale

Una studentessa universitaria mi ha chiesto di chiarirle un aspetto dell'orazione mentale.


Caro D.,
               (…) avrei piacere che tu mi spiegassi di più riguardo l'orazione mentale. 

La preghiera non è solo richiesta, è anche lode, è ringraziamento, e per me è anche uno sfogo in quanto sono sicura che il Signore sia l'unico a capirmi e a potermi consolare. Oltre alle preghiere classiche che tutti conosciamo a memoria io prego anche a parole mie. Durante la messa, le adorazioni, prima di addormentarmi, quando a volte sono tra la gente, dialogo con Dio nella mia mente ma lo definirei più un monologo in quanto parlo solo io.

Da quanto ho capito, l'orazione mentale non è solo un monologo ma è anche  ascolto. Se è così vorrei che tu mi spiegassi meglio: come si fa ad ascoltare Dio? 

Spesso io lo percepisco tramite quelle che chiamo "illuminazioni". Mi capita quando leggo (o ascolto) un passo del Vangelo e mi emoziono. Quelle parole mi arrivano al cuore, mi danno una sensazione di calore. È una sensazione bellissima che spero provi anche tu! Le Scritture mi piacciono molto e mi invitano a riflettere (...).

Vorrei tanto riuscire ad ascoltare la parola di Dio e la sua volontà. Io lo prego perché apra il mio cuore alla sua volontà.

Grazie per le tue preghiere e il tuo supporto. Che Dio ti benedica.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                     quando parli con Dio utilizzando “parole tue” che ti sgorgano spontaneamente dal cuore, stai facendo una vera e propria “orazione mentale”. Apparentemente sembra un monologo, ma in realtà, come insegna Sant’Alfonso Maria de Liguori nell’opuscolo intitolato “Modo di conversare continuamente ed alla familiare con Dio”, il Signore risponde con ispirazioni, con lumi interni, con tocchi soavi al cuore, con segni del suo perdono, con saggi di pace, con la speranza del paradiso, con giubili interni, con le dolcezze della sua grazia, con “abbracci spirituali”; insomma ti parla facendoti sentire interiormente il suo amore.

San Francesco di Sales, Santa Teresa d’Avila, e tanti altri santi raccomandano vivamente di fare orazione mentale. A tal proposito Sant’Alfonso, nel volumetto intitolato “Riflessioni divote”, afferma che l’orazione “è la beata fornace in cui s'infiammano le anime dell'amore divino”. 

Nella speranza di aver chiarito il tuo dubbio, ti saluto cordialmente in Gesù e Maria.

Cordialiter

venerdì 5 maggio 2017

Moribondi ostinati

Il caso più comune, specialmente nel sesso maschile, si ha quando è proprio l'ammalato a non volere il Sacerdote, mentre i parenti bramano di averlo.

Qui si tratta di miracolo morale, di vera conversione; si tratta o d'inferno o di Paradiso. Se i congiunti amano davvero il moribondo, non tralascino nulla per la sua salvezza.

I mezzi principali sono: fare celebrare delle Messe, possibilmente in onore della Passione di Gesù; raccomandare l'infermo alle preghiere di qualche Comunità Religiosa; fare a Dio delle promesse. A qualche anima generosa si raccomanda di offrirsi vittima a Dio, per un certo tempo, accettando qualche croce particolare. Con questo cumulo di aiuti spirituali, la grazia di Dio agisce potentemente nel cuore dell'infermo e difficilmente potrà resistere all'invito della grazia.

Quanti peccatori ostinati ho potuto riconciliare con Dio, dopo l'applicazione di questi mezzi!

Una signorina m'invitò ad assistere il padre moribondo, il quale da circa trenta anni non andava in Chiesa. Quando questi mi vide, esclamò: Andate via!

- Ma io sono venuto per aiutarvi a salvare l'anima!

- Ed io non voglio!

- Allontanando me, cacciate Gesù Cristo! - e gli mostrai il Crocifisso. - Non m'importa né di voi né del vostro Crocifisso! Via di qua!

- Non abbiate timore! Gesù vi perdona ogni cosa! Egli per noi è morto in Croce!

- Se è morto in Croce, vuol dire che se lo meritava!...

- ...Ve ne andrete all'inferno, se morite così... -

Che cosa fare davanti ad un uomo così duro e perverso?

Una persona presente si offrì subito vittima a Dio per la sua conversione. Dopo tre giorni fui chiamato: Reverendo, quell'uomo ancora non è morto; desidera confessarsi con voi. - Era completamente cambiato! Si confessò, baciò il Crocifisso e ricevette tutti i Sacramenti; potei ancora comunicarlo parecchie altre volte e poi spirò serenamente.

Ogni giorno quanti di questi peccatori sono alla soglia dell'eternità! I fedeli non dimentichino di pregare ogni giorno per i moribondi, specie se peccatori ostinati. Una semplice opera buona, potrebbe salvare un'anima.

La vittima straordinaria, Josefa Menendez, una mattina fece un sacrificio per amore di Gesù. Nel pomeriggio le apparve la Madonna, che le disse: Quel tuo sacrificio ha salvato un'anima. C'era un peccatore sul letto di morte, prossimo a cadere nell'inferno. Il mio Figliuolo Gesù ha applicato a lui il tuo sacrificio e si è salvato. Vedi, figlia mia, con i piccoli atti quante anime si possono salvare! –


I destituiti dai sensi

I moribondi si aiutino col suggerire buoni pensieri. Anche quando pare che un agonizzante abbia perduto la conoscenza, potrà darsi che ancora comprenda; conviene quindi parlargli un po' forte all'orecchio, nella speranza che comprenda qualche cosa.

Un uomo mi diceva: Sono arrivato all'orlo della tomba; grazie a Dio, sono fuori pericolo, anzi presto lascerò il letto. In quei momenti supremi mi piangevano per morto ed io sentivo tutto. Sentii anche mio cognato che diceva: La mobilia di questa camera ora tocca a me! - Udivo, ragionavo e non potevo muovermi! -

Un'altra volta andai ad assistere un tale, che aveva rissato ed era ricoperto di coltellate. Era dissanguato, dagli occhi vitrei e dal colore cadaverico. Si diceva: E' morto! - Gli suggerii qualche buon pensiero e gli diedi l'assoluzione. Il povero uomo non morì, andai a trovarlo all'ospedale e mi disse: Io sentivo tutto quello che voi mi dicevate in quel momento! -

Questi esempi servano d'insegnamento: Ricordate all'agonizzante la bontà di Dio, la gioia del Paradiso, il vero pentimento di avere offeso Gesù ed il desiderio di confessarsi.

Può avvenire che, avvertita la gravità dei caso, dopo un collasso o uno svenimento, mentre si corre a chiamare il Sacerdote, l'ammalato muoia. Prima che giunga al capezzale il Ministro di Dio, qualcuno dei presenti suggerisca all'orecchio dell'ammalato l'atto di dolore perfetto, con tutto il cuore: Signore, mi pento che ho offeso Voi coi miei peccati!... Perdonatemi i dispiaceri che vi ho dato!... Per i meriti della vostra morte, abbiate pietà di me!... Se potrò, mi confesserò!... -

Alle volte, basta in fine di vita un vero atto di dolore e di amore di Dio, col proposito di confessarsi, per sfuggire alle pene dell'inferno.


Morte apparente

Quando si dice: il tale è morto ora improvvisamente! - ci si può sbagliare. Si è provato che la vita ancora può continuare in modo latente. Difatti si danno dei casi in cui il cosiddetto cadavere, disteso sul letto, dopo parecchie ore o qualche giorno, si muova e riprenda la vita normale, come avvenne l'anno 1952, ad una vecchietta nella città di Modica, la quale, qualche momento prima di essere deposta nella cassa funebre, si svegliò e riprese le attività.

Per questo motivo è prescritto che il cadavere non si seppellisca prima delle ventiquattro ore, dopo avvenuta la morte, la quale potrebbe essere apparente.

Questa istruzione giova, specialmente nelle morti improvvise, per recare qualche aiuto spirituale all'interessato. In questi casi, se il Sacerdote non ha amministrato i Sacramenti, si vada a chiamarlo. Il Ministro di Dio sa come comportarsi; egli dice: Se tu sei ancora vivo, ti assolvo! -

Per un paio di ore dopo la cosiddetta morte, è lecito agire così.

L'aiuto di Dio

Il Padrone della vita è Dio; il medico ad un certo momento dice: Non ho più cosa fare! -

Alle volte Iddio aspetta in quei momenti estremi delle promesse speciali per prolungare la vita ad un uomo. E' bene farne qualcuna, ma con prudenza. Potrà darsi che il Signore accolga la promessa e faccia la grazia o il miracolo; potrà invece chiamare all'altra vita, concedendo però una santa morte che è grazia più importante della prima.

Per esperienza personale, raccomando ai fedeli di appigliarsi alla pratica dei Quindici Venerdì Consecutivi. Sono quindici Comunioni che si fanno al venerdì, ogni settimana; se qualche venerdì non fosse possibile comunicarsi, potrebbe farsi ciò in un altro giorno, prima che giunga il venerdì successivo. In casi urgentissimi può farsi questo in quindici giorni consecutivi. Più sono le persone che si comunicano, più facilmente può ottenersi la grazia. L'intenzione sia questa: Riparare il Cuore di Gesù delle offese che riceve ed ottenere la guarigione.

E' molto diffuso in Italia ed all'estero il manuale dei Quindici Venerdì [...].

Anni addietro fui chiamato ad assistere un moribondo, che era nelle ultime ore; da una settimana era sotto gli spasimi dell'angina pectoris. Gli consigliai di promettere a Gesù tre turni dei Quindici Venerdì; accettò lui e la sposa. Dopo un po' di ore era fuori pericolo. E' ancora in vita e son passati circa 30 anni.

A Barriera del Bosco un bambino di sette anni era in fine di vita per avvelenamento al sangue; aveva perduto la conoscenza. Esortai i genitori, i fratelli e le sorelle a promettere i Quindici Venerdì.

L'indomani mattina tutti si comunicarono. Dopo meno di una settimana il bambino giocava fuori di casa.

Pochi mesi or sono fui invitato ad andare con urgenza in una clinica di Catania, ove stava per morire un giovane, per avvelenamento al sangue in seguito ad operazione chirurgica.

Il caso era disperato. I parenti del moribondo, poco religiosi, si accorsero che solo Dio poteva salvare il congiunto. Mi promisero che non avrebbero più bestemmiato, che sarebbero andati in Chiesa uomini e donne. Consigliai i Quindici Venerdì al moribondo ed ai parenti e Dio intervenne subito. L'ex moribondo oggi attende al lavoro.

Di questi esempi potrei portarne ancora. Alle volte Iddio non dà la salute, ma la santa morte. Ad un infermo, operato di gravissima peritonite, feci promettere i Quindici Venerdì per tutta la vita. Morì lo stesso. Ma che morte edificante! Mi diceva: Reverendo, sia fatta la volontà di Dio! - Esclamava: O Gesù, la mia sete è spasimante! La unisco alla sete che tu hai avuto sulla Croce!... Gesù mio, fa' di me quello che vuoi!.... Accetta i miei dolori in riparazione dei peccati che si commettono nella mia città!... -

Che nobili sentimenti di un uomo, che muore nel fiore degli anni! Quale grazia maggiore di questa?


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli].


 lll

mercoledì 3 maggio 2017

Miracolo ottenuto per mezzo di Don Bosco

Il Santo aveva bisogno di tremila lire, per pagare gli operai che costruivano la Chiesa di Maria Ausiliatrice. Uscì in cerca di denaro. Un domestico appena lo riconobbe, lo invitò ad andare a visitare il suo padrone gravemente infermo. Vi andò. Giunto all'abitazione, gli si fece incontro una signora piangente: - Oh, Don Bosco! Se sapesse da quanto tempo l'aspettiamo! Avrei desiderato che mi avesse ottenuta la guarigione di mio marito; ma adesso è troppo tardi; è quasi alla fine; due giorni addietro i medici tennero il consulto.  
Rispose Don Bosco: - C'era anche la Madonna? Se non c'era la Madonna, il consulto fu incompleto, poichè ci mancava il medico curante. E di che malattia si tratta?  
- La malattia ha preso varie forme e da parecchi mesi è degenerata in idropisia; è stato operato più volte, ma ora è di nuovo gonfio, da fare pietà.  
- Ebbene, se loro si sentono di aiutare la Madonna in un certo affare, nella costruzione della sua Chiesa, io mi proverò a fare guarire dalla Madonna suo marito.  
- Volentieri, le darò qualunque cosa.  
Don Bosco fu introdotto nella camera dell'infermo, che disse: Quanto bisogno ho delle sue preghiere! Non c'è altro che lei che possa cavarmi da questo letto. 
- È molto tempo che si trova in tale stato?  
- Da tre anni; soffro orribilmente; non posso fare il minimo movimento da solo ed i medici non mi danno ormai più speranza di guarire.  
- Vuol fare una passeggiata? 
- Oh, povero me! Non ne farò più; ma... me la faranno fare!...  
- Se ella è d'accordo con la sua signora, la farà oggi con le sue gambe e con la sua vettura.  
- Oh, se potessi avere almeno un po' di sollievo, farei volentieri qualche cosa per le sue. opere!  
- Veda, signore, il momento sarebbe propizio; avrei bisogno di tremila lire.  
- Ebbene, mi ottenga un po' di sollievo ai miei mali ed io verso la fine dell'anno cercherò di accontentarla.  
- Ma io ne avrei bisogno questa sera stessa.  
- Questa sera?... Ma bisognerebbe uscire, andare alla Banca Nazionale, cambiare cedole...  
- E perchè non andare alla Banca? 
- Chi?  
- Lei!  
- Uscire io?... 
- Ma lei scherzai È impossibile!...  
- Impossibile a noi, ma non a Dio! Orsù, dia gloria, a Dio ed a Maria SS. Ausiliatrice! Mettiamoci alla prova.  
Don Bosco fece radunare nella camera tutte le persone della casa, comprese quelle di servizio, una trentina, e le invitò a recitare particolari preghiere a Gesù Sacramentato ed all'Ausiliatrice. 
Finita la preghiera, impartì la Benedizione all'infermo; questi avvertì un fortissimo disturbo addominale, tanto che la moglie si diede a gridare: - Muore! Muore!  
Il Santo soggiunse: - Stia tranquilla, che non muore! Anzi, faccia portare qui i vestiti del marito perché ora dovrà uscire.  
Mentre si facevano i preparativi, entrò il medico curante, che gridò all'imprudenza e tentò di dissuadere l'infermo; ma questi disse: - Sono padrone di me e voglio seguire i suggerimenti di Don Bosco!  
I familiari volevano aiutarlo ad alzarsi ed il Santo li trattenne. In pochi minuti l'infermo era vestito e cominciò a passeggiare per la camera. Si diede ordine che si tenesse pronta la carrozza con i cavalli. Prima di uscire il guarito volle prendere cibo; poi fece, senza aiuto alcuno, quattro rampe di scale, montò sulla vettura, riscosse alla Banca le tremila lire e, ritornato a casa, consegnando l'offerta a Don Bosco, disse: - Sono completamente guarito! Non so come ringraziare!  


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli)

martedì 2 maggio 2017

Testimonianza

Pubblico la testimonianza di una mia amica.


Caro D., finalmente, dopo un tempo difficile e travagliato, ecco una sera silenziosa e tranquilla in cui poter scrivere, come avevo promesso, la mia testimonianza. Con umiltà la porgo a gloria di nostro Signore Gesù, amico fedelissimo e compagno in tutte le vicissitudini della nostra vita. Il mio desiderio è quello di divulgarne una fervente e fiduciosa devozione. Al contempo, un atto di carità al mio prossimo tutto, lontano o vicino e sconosciuto o conosciuto che sia... Non siamo soli, Dio davvero è con noi e ci conduce! 

Ecco: io, tempo fa, sono stata abbandonata dai miei genitori e questo mi ha provocato una profonda ferita... Ho provato rabbia e rancore, un profondo indicibile dolore e lo sgomento perchè non capivo come mai in un momento di difficoltà i miei genitori mi voltassero le spalle. Avevo perduto il mio lavoro e tutto quello che avevo, eccetto mia figlia, unica gioia per me! I miei genitori decisero di aiutare mia figlia e di respingere me. Mi sono ritrovata sola una mattina, erano le quattro. Mio padre per costringermi ad andare via mi picchiò duramente. Ero sconvolta e avevo paura. Ero confusa e non sapevo dove andare. Poi, un incontro, stavo seduta sulla panchina dei giardinetti sotto casa ed erano già le otto circa del mattino. Una mia amica d'infanzia mi venne incontro, una suora laica. Mi abbracciò chiedendomi perchè quell'aria strana e mi confidai. Mi condusse presso l'istituto delle Suore e insieme raccontammo la storia mia e quello che mi era appena accaduto. La Superiora non esitò e mi accolse e soccorse immediatamente. Chiamò le altre sorelle e subito fui ricolma di cure e attenzioni... Quanta dolcezza, quanto affetto e quanta generosità! Pensai che loro fossero quegli Angeli che tutte le sere chiedo al Padre di mettermi accanto. Allora non sapevo ancora cosa sarebbe accaduto. Oggi, dopo due anni, posso raccontarvi che per ben otto mesi sono stata parte della loro comunità: mi hanno curata e amata come una figlia! Abbiamo pregato insieme ogni giorno ed  io ero ben felice di ripagarle con tutta la mia collaborazione. Seguivo i loro tempi quotidiani, condividevo fatiche e riposi. Pregavo ogni giorno con loro, finchè recuperai tutte le mie forze e mi rimisi alla ricerca di lavoro che trovai. Dopo un po’ Gesù mi fece incontrare una coppia di amici d'infanzia. Due bravi ragazzi, giocavamo insieme da piccoli, adolescenti si studiava, si usciva a fare lunghe passeggiate... Adesso, li vedevo sposati e genitori. Io ero stata fuori a studiare e vi ero rimasta. Beh, la gioia di ritrovarci fu tanta e quando capirono che abitavo dalle suore rimasero in silenzio e mi salutarono. Dopo qualche giorno tornarono a cercarmi e mi proposero di andare a vivere nella casa della mamma di lui che, ormai, non c'era più. Non credevo a quello che sentivo e vedevo e cominciai a piangere. La casa aveva una caratteristica che io chiedevo a Gesù sorridendo: un balconcino per vedere l'alba e la natura e curare qualche fiore. Solo Lui sapeva di questo mio desiderio. Solo Gesù era a conoscenza della mia gioia di vedere l'alba e i momenti di contemplazione nel silenzio del mattino...  Non solo l'ebbi ma potei trasformarlo in un piccolo giardinetto pieno di fiori! Che meraviglia!... Due anni dopo, a Natale, a mio padre vengono diagnosticate delle metastasi. A lui non era bastato che io avessi trovato una casa ed un lavoro. Non ero alla sua altezza!! La domenica, quando potevo vedere mia figlia, lui la portava a fare gite fuori porta. Non so spiegarvi quanto dolore e anche quanta rabbia, ma le mie suorine mi consolavano molto e pregavamo insieme affinchè io non tramutassi la rabbia in odio. Esse sempre mi dicevano canalizza le tue energie per fare del bene agli altri. Aprii un guardaroba occupandomi della raccolta di abiti ed accessori per i carcerati e le famiglie in difficoltà. Ho fatto amicizia con tanti volontari e persone di fede autentica con le quali pregare. Se ripenso a tutto questo sorrido perchè mi sembra di essere una donna ricchissima di gioia e vedo che nella mia vita splende un sole caldo e immenso. Papà è morto all'alba del lunedì di Pasqua e non ci siamo dati un abbraccio, uno sguardo e neppure un saluto. Io andavo a trovarlo in ospedale e rimanevo fuori dalla porta della sua stanza, regolarmente aperta. Lo guardavo da lontano e poi andavo via. Mia madre mi ha fatto la sua prima telefonata il giorno del Sabato Santo dicendomi che papà aveva perso conoscenza e che, se volevo, potevo andare. Sapevo che non era vero! Papà è rimasto lucido e consapevole fino alla fine (…). Il travaglio spirituale di quegli ultimi giorni, per me, è stato terribile. Pensieri, dubbi, sentimenti contrastanti, dolore, amarezza... Il mio abbandono e come perdonarlo? Non ci riuscivo e continuavo a pregare, a chiedere scusa a Gesù per i miei pensieri e la mia rabbia, e avevo paura che la mia spiritualità venisse meno. Il lunedì di Pasqua stavo seduta in una camera mortuaria accanto ad un uomo che mi aveva fatto soffrire incredibilmente, un non credente ed era mio padre! Cominciai a domandarmi se ad avere ragione non fosse lui. Ero inquieta, non riuscivo a starmene lì seduta in silenzio. I dubbi cominciarono ad insinuarsi con crescente insistenza e cominciai anche a rimproverarmi di essere un'ingenua che crede a tutto. Non so dire la misura della mia sofferenza e neppure di quanto mi sentissi stupida e inutile in quel momento!! ... Per l'incapacità di riuscire a sopportare quello stato d'animo e per mettere a tacere sentimenti, pensieri ed emozioni, tirai fuori dalla borsa la mia coroncina di legno. Non ricordavo più i misteri del rosario che recito ogni giorno! Fa nulla, riflettei, lo faccio comunque! Dopo non stavo ancora meglio e pensai di fare la coroncina della misericordia, pasticciai un po’ all'inizio perchè le preghiere mie quotidiane non me le ricordavo più, stando lì in quel luogo, in quella circostanza, in balia di quel tormento! ... Invece, pregai e pregai ancora, finchè non fui certa che ormai stavo bene ed avevo messo a tacere ed avevo allontanato dal mio cuore ogni tentazione ed ogni dubbio. Conclusi che avevo fatto una veglia per mio padre di almeno tre ore, pur non avendolo desiderato né programmato. Al funerale arrivai prima della salma e la Chiesa era vuota. Ero in fila centrale al primo banco e aspettavo l' uomo che mi aveva fatta soffrire e volevo consegnarlo personalmente a Dio, per avere la mia giustizia. Ma Dio si commosse davanti alla mia sofferenza e quando mi alzai per prendere posto nella fila laterale primo banco, tutti si alzarono e mi sedettero intorno. Mi abbracciavano e mi baciavano e mi stringevano forte le mani. Accompagnai mio padre serena quel pomeriggio con l'Adorazione Eucaristica presso la cappella delle suore e non lo avevo programmato! Ho capito cosa mi ha voluto insegnare Gesù: il perdono!!!
Io non sapevo perdonare e Gesù mi ha accompagnata mano nella mano facendomi vedere cosa voleva che facessi: pregare! Voleva che confidassi in Lui e che mi fidassi di Lui. Ha raccolto la mia sofferenza e l'ha tradotta in serenità. Ha preso il mio senso di abbandono e mi ha fatto sentire figlia del Padre nell'affetto delle persone presenti. Ha preso i miei dubbi e mi ha dato la certezza.

Non abbiate paura, chiunque voi siate e ovunque voi siate, se vi sentite soli e abbandonati, abbiate la certezza che così non è. Gesù ci ama e davvero è in mezzo a noi! Abbiate solo il coraggio di cominciare a pregare e Lui vi verrà incontro. Non siamo soli e questa sia la nostra vera gioia.
In Gesù e Maria un caro e fraterno saluto. 

(Lettera firmata)

lunedì 1 maggio 2017

Il diavolo perseguitava Don Bosco

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Il demonio si arrabbia contro coloro che attendono seriamente al proprio perfezionamento spirituale e quindi ingaggia la quotidiana lotta, tentando al male; se non riesce oggi, spera di riuscire domani; conosce i lati deboli di ognuno e sa come sfruttarli, per trascinare all'impurità, all'odio o all'abuso della misericordia di Dio. Ma se così si comporta con le persone pie, è da immaginarsi come scateni il suo furore contro quelli che portano anime a Dio. Don Bosco era pescatore di anime; il demonio perciò inferocì contro di lui, nella stolta speranza di ostacolarne l'apostolato. Le vessazioni diaboliche cominciarono con forti rumori notturni al tetto della sua abitazione; avvenivano scuotimenti improvvisi e terrificanti all'uscio ed alle finestre; le coperte del letto, mentre prendeva riposo, si ritiravano per mano invisibile. Il demonio prendeva spesso forma visibile, per lo più mostruosa, ed aggrediva personalmente Don Bosco. Tali fenomeni si ripetevano con tanta insistenza, che la salute del Santo ne ebbe molto a soffrire. Il Sacerdote Angelo Savio, coraggioso, decise una notte di vegliare nell'anticamera del Santo, per accertarsi degli strani fenomeni; ma all'udire quei fragori diabolici, fu preso da tale spavento, che pieno di terrore fuggì nella propria stanza. Le suddette vessazioni erano in certi periodi, specialmente quando aveva inizio o compimento qualche nuova opera di apostolato. Una sera Don Bosco, parlando con un gruppo di giovani e ricordando qualcuna delle sue terribili notti, fu interrotto da uno di essi: Oh, io non ho paura del diavolo!  
- Taci! Non dire questo!  rispose Don Bosco, con voce vibrata che colpì tutti. Tu non sai quale potenza abbia il demonio, se il Signore gli desse libertà di agire.  
- Sì, sì! Se io lo vedessi, lo prenderei per il collo ed avrebbe da fare con me!  
- Tu morresti dalla paura al primo vederlo...  
- E lei come faceva a respingerlo? Col segno della Croce?  
- Sì, ma non bastava; il segno della Croce valeva solo per qualche momento.  
- Allora gettava l'Acqua Benedetta?  
- In certi momenti l'Acqua Benedetta non basta. Però io ho trovato il rimedio efficace... che non è necessario dirvi... Non auguro a nessuno di trovarsi in momenti terribili, come mi son trovato io e bisogna pregare Dio che non permetta mai al nostro nemico di farci certi scherzi.  Con tutte le lotte del demonio, il Santo riuscì ad attuare i disegni di Dio, trionfò appieno sul suo nemico, mediante l'aiuto della Vergine Ausiliatrice. Quando negli ultimi anni della vita un tale gli disse: Don Bosco, alla sua morte tutti saranno dispiaciuti!  egli rispose: Tranne del demonio, che dirà: Finalmente è morto colui che mi ha dato tanto fastidio! 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

domenica 30 aprile 2017

Il grigio di Don Bosco

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Chi fa il bene, dovrebbe essere stimato ed incoraggiato a proseguire. Invece spesso avviene il contrario, cioè i buoni sono più perseguitati dei cattivi. San Giovanni Bosco, pur avendo innumerevoli amici ed ammiratori, subì terribili persecuzioni da parte del Governo anticlericale, di qualche eminente autorità di Torino e specialmente da parte dei settari e dei protestanti Questi ultimi dapprima lo lottarono con la stampa, diffondendo calunnie; poi ricorsero alle minacce; come ultima soluzione, tentarono di dargli la morte. C'era gente pagata, affinchè il delitto fosse consumato. Il Santo Prete quanti attentati ebbe! Si tentò più volte di avvelenarlo, gli si sparò addosso in diverse circostanze, fu assalito con bastoni e con coltelli... Il demonio era arrabbiato contro l'uomo di Dio e si serviva dei malvagi per toglierlo di mezzo. Come avrebbe potuto Don Bosco superare tante insidie senza un'assistenza straordinaria da parte di Dio e della Madonna? E l'assistenza l'ebbe, abbondante, continua, prodigiosa. Era nel cortile tra i suoi giovani. Un uomo, appostatosi sul muro di cinta, mirò al cuore e tirò un colpo di fucile. La Provvidenza deviò il colpo e la palla passò sotto il braccio del Santo, portando via un piccolo brandello di veste. I giovani trasalirono, ma Don Bosco li rasserenò sorridendo: Eh, si vede che quell'uomo non è un buon tiratore!  I Salesiani, che veneravano il loro Padre e ne vedevano in pericolo la vita, fecero ricorso alle autorità competenti, le quali s'interessarono, ma non troppo. Poiché gli attentati continuavano, specialmente di notte tempo, quando egli rincasava, allora venne in aiuto la Provvidenza con la comparsa di un cane, che dal colorito fu chiamato « il Grigio ».

[...]

Il Grigio era un grosso cane, che pareva un lupo, alto un metro. Quando Don Bosco era in pericolo, esso appariva nei dintorni di Valdocco, oppure nell'atto stesso in cui avveniva l'attentato. Una notte il Santo ritornando a casa, sentì corrersi dietro un uomo armato di grosso bastone. Per evitarlo, si diede alla fuga; però si accorse che c'erano parecchi altri, che volevano prenderlo in mezzo. Mentre stavano per circondarlo con i bastoni, saltò fuori il cane provvidenziale, che, messosi a fianco del Santo, mandò latrati con tanta furia che quei ribaldi, temendo di essere sbranati, pregarono Don Bosco di tenerlo fermo; l'uno dopo l'altro si allontanarono. Il Grigio però non si allontanò, ma accompagnò il Santo sino all'ingresso dell'Oratorio. Un'altra volta, pure di notte, Don Bosco ritornava a casa per il Corso Regina Margherita, quando un uomo, che lo attendeva in agguato dietro un olmo, gli scaricò due colpi di pistola. La Provvidenza intervenne ed il Santo non fu colpito. Il malfattore voleva ucciderlo a tutti i costi e gli si precipitò addosso. Ma apparve il Grigio, che si avventò alle spalle dell'aggressore e lo costrinse a fuggire malmenato; dopo si pose a fianco di Don Bosco e gli fece compagnia sino a casa. In una serata nebbiosa il nostro Santo, mentre era nei pressi della Piccola Casa del Cottolengo, fu assalito da due uomini che gli gettarono sulla faccia un mantello. Don Bosco fece di tutto per non lasciarsi avviluppare e, abbassandosi con rapidità, liberò per un istante il capo e cominciò a dibattersi. Gli aggressori tentarono di avvolgerlo più strettamente e gli turarono la bocca con un fazzoletto. In quel pericolo di morte venne il cane prodigioso; sembrava un orso inferocito; abbaiava da far paura; si slanciò con le zampe contro uno degli assalitori e lo costrinse ad abbandonare il mantello sul capo di Don Bosco; poi si gettò sopra l'altro, mordendolo ed atterrandolo; dopo corse dietro al primo che già fuggiva, gli balzò alle spalle e lo gettò nel fango. Il Santo, sicuro di essere ormai fuori pericolo, chiamò il Grigio, che si ammansì subito. 

[...]

Ad ora avanzata Don Bosco si era disposto ad uscire di casa per esercizio del Sacro Ministero; sapendo che la sua vita era minacciata, invitò alcuni giovani a tenergli compagnia. Giunto al cancello, trovò il cane sdraiato; allora esclamò:  
- Oh, il Grigio! Tanto meglio, saremo uno di più. Beh, Grigio mio, alzati dunque e vieni con me.  
Il cane, invece di ubbidire come al solito, mandò un urlo come un ruggito e non si mosse. Il Santo per due volte cercò di andare oltre e per due volte il cane impedì che passasse; la terza volta Don Bosco fece violenza; ma la bestia gli si gettò tra i piedi, affinchè non oltrepassasse il cancello. Allora Mamma Margherita, che aveva tentato di dissuadere il figlio dall'uscire a quell'ora, disse: - Se non vuoi ascoltare me, ascolta almeno il cane; non uscire!  Don Bosco rimase in casa. Trascorsi un po' di minuti, venne una persona a dire: Don Bosco, le raccomando di stare in guardia! Ho saputo per caso che in questi dintorni ci sono sguinzagliati alcuni individui, decisi a toglierle la vita! Il Santo ringraziò Iddio. Chi va oggi a visitare l'Oratorio Salesiano di Valdocco, vede sulla parete di un cortile interno una piccola lapide, che ricorda l'episodio narrato ed il posto, ove il Grigio impedì a Don Bosco il passaggio. 

[...] 

I fatti del cane prodigioso erano conosciuti nell'Oratorio; i giovani chiamavano il Grigio « il cane di Don Bosco ». Tutti, grandi e piccoli, gli si avvicinavano e l'accarezzavano. Il prezioso animale entrava liberamente nel cortile e si aggirava qua e là per i vari ambienti della casa. Entrava pure nel refettorio ove pranzavano i giovani; si avvicinava festosamente a Don Bosco, che gli offriva pane, pietanza, minestra ed anche da bere; ma il Grigio non assaggiò mai nulla. Il cane apparve a Don Bosco più di cinquanta volte, in momenti più o meno pericolosi. Una delle ultime volte fece la sua comparsa in Francia, quando il Santo si era smarrito di notte e si trovò davanti a un pantano melmoso. Allora Don Bosco, narrando il fatto disse: Da circa vent'anni che non vedo il Grigio.  


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

sabato 29 aprile 2017

Un uomo all'inferno

Viveva a Londra, nel 1848, una vedova di ventinove anni, molto ricca e assai mondana. Tra i damerini che frequentavano la sua casa, si notava un giovane Lord, di condotta poco edificante.

Una notte, verso le dodici, la donna stava a letto leggendo un romanzo per conciliare il sonno. Appena spenta la candela per addormentarsi, si accorse che una strana luce, proveniente dalla porta, si diffondeva nella camera, crescendo sempre più. Meravigliata, spalancò gli occhi non sapendo spiegarsi il fenomeno. La porta della camera si aprì lentamente ed apparve il giovane Lord, complice dei suoi disordini.

Prima che essa potesse proferire parola, il giovane le fu vicino, l'afferrò al polso e disse in inglese: «C'è un Inferno, dove si brucia!».

Il dolore che la poveretta sentì al polso fu tale che svenne. Rinvenuta mezz'ora dopo, chiamò la camerie­ra, la quale entrando nella stanza sentì un forte puzzo di bruciato. La cameriera constatò che la padrona aveva al polso una scottatura così profonda da lasciar vedere l'osso, avente la superficie di una mano di uomo. Osservò ancora che dalla porta il tappeto aveva le impronte di passi d'uomo e che ne era bruciato il tessuto da una parte all'altra.

Il giorno seguente la signora seppe che la stessa notte il giovane Lord era morto.


[Brano di Don Giuseppe Tomaselli tratto da "L'inferno c'è". Imprimatur: Catania, 22-11-1954, Sac. N. Ciancio Vic. Gen.]

venerdì 28 aprile 2017

Il perdono del moribondo

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


A proposito di perdono, giova ricordare quanto è narrato nella vita di Santa Margherita Alacoque.

Mentre la Santa era nel convento, sotto le predilezioni del Cuore di Gesù, venne a morire un uomo. La moglie di questi era tormentata dal dubbio se il marito fosse salvo o dannato. Si rivolse alla Santa, conoscendo che essa era a contatto con Gesù, affinché pregasse.

Gesù si presentò alla sua Prediletta e le disse: Conforta la tale signora! Suo marito è salvo. Per il momento è in Purgatorio. Era in pericolo di dannarsi; ma un atto di carità compiuto sul letto di morte, gli rese favorevole il mio giudizio.

Che cosa era capitato?

Da anni c'era un grande odio tra quest'uomo ed un cognato; non si parlavano più. Quando quest'ultimo seppe che stava per morire il suo nemico, sia per riparare il male fatto, sia per convenienza, si recò a fargli visita; però si fermò in un angolo della stanza, quasi per non lasciarsi vedere. Il moribondo, in un momento di lucidità, scorse il cognato e gli fece cenno con la mano di avvicinarsi:

- Perdoniamoci a vicenda!... Si muore... Tutto passa!... - Questo atto di carità attirò tanta grazia al moribondo da liberarlo dall'inferno.


Spegnere l'odio

Questi esempi dovrebbero essere ben meditati. Poichè il perdonare i nemici è di tanto vantaggio ai vivi e di tatto sollievo ai morti, si approfitti dell'occasione del lutto per rappacificarsi con il prossimo.

L'odio d'ordinario regna o nella parentela o nell'ambito dei cosiddetti «amici». Si superi la ripugnanza naturale a perdonare, si faccia un sacrificio per amore di Dio e per amore dei morti... si vada a visitare chi è a lutto e si dimentichi il passato.

Chi riceve una visita di rappacificazione, non si arrischi a respingerla. E' doloroso il dirlo! E' avvenuto che in occasione di lutto si è presentata qualche persona ed i parenti del morto l'hanno cacciata, dicendo: Voi non dovete mettere mai piede in casa nostra! - Ma chi agisce in tal modo, può dire di amare i propri morti? Se li amasse, perdonerebbe e suffragherebbe la loro anima!

Cosa dire dell'odio che sorge tra fratelli e sorelle dopo la morte dei genitori, a motivo dell'eredità?... Si rompono le relazioni sacre, che sono quelle del sangue, si ricorre ai tribunali, anche quando non si sparga sangue; fratelli e sorelle che non si salutano per anni ed anni e non si visitano neppure sul letto di morte.

Costoro perchè non perdonano? Forse recitano preghiere di suffragio per i genitori; e non sanno però che non giova ai defunti il suffragio che parte da un cuore vittima dell'odio.

Potessero queste pagine concorrere a spegnere l'odio in tante famiglie!


Distruggere

Un altro suffragio è il distruggere i residui di peccato, imputabili ai morti.

Si chiarisce l'argomento con qualche esempio, preso dal volume «Meraviglie del Purgatorio ».

Un celebre pittore era stato pressato da un ricco signore a fare dei quadri poco decenti. In seguito se ne pentì e, per riparare il male fatto, si dedicò alla pittura sacra.

Passò gli ultimi anni di vita in un convento di Carmelitani Scalzi, ove lasciò un artistico quadro sacro. Morì con i conforti religiosi.

Dopo alcuni giorni dalla morte, mentre un Frate era in coro dopo il Mattutino, il pittore apparve in Chiesa; era piangente e stava avvolto tra le fiamme. Il Frate lo riconobbe e chiese come mai dopo una vita così esemplare ed una morte così edificante, potesse trovarsi in tale stato.

Il defunto rispose: Quando mi trovai al divin tribunale mi vidi circondato da molte persone, le quali deponevano contro di me, perchè si trovavano in Purgatorio per aver mirati i quadri indecenti da me pittati; ma quello che più mi atterrì fu il vederne uscire altre dall'inferno, gridando, perchè si erano dannate per colpa mia. Fui salvo dalla morte eterna per le opere buone compiute e per la buona morte, ma fui condannato a soffrire tra le fiamme del Purgatorio finché non siano distrutti quei brutti quadri da me lavorati, i quali ancora continuano a dare scandalo. Vi prego, dunque, per pietà, di recarvi dal proprietario, supplicandolo di bruciare subito quelle pitture. Che se si rifiutasse, guai a lui!... In prova di quanto vi dico ed in punizione del cattivo lavoro che volle fatto, fra poco perderà i due suoi figli e, qualora mancasse di ubbidire agli ordini divini, egli stesso morrà. -

Il padrone, informato di tutto, subito distrusse i quadri ed in meno di un mese vide morire i suoi due figli. Fortemente colpito da questo fatto, si diede ad una vita di penitenza.


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli].

giovedì 27 aprile 2017

Fine del mondo

All'avvicinarsi della fine del mondo, i demoni lavoreranno con maggiore intensità a rovina delle anime. Questo risulta dalle parole di Gesù Cristo: Allora sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno tali prodigi da sedurre, se fosse posibile, anche gli eletti.-

Man mano che si avvicinerà il giorno del Giudizio Universale, le sofferenze dell'umanità aumenteranno. I dolori di quei giorni, dice Gesù, saranno tali, quali mai sono stati da che il mondo esiste. -

Satana, approfittando di ciò, manderà i suoi demoni sulla terra per spingere gli uomini alla bestemmia contro la Divinità, per togliere o diminuire la fede. Inoltre Satana susciterà degli uomini malvagi e darà loro tanta potenza da fare operare cose meravigliose. Tanti, sedotti, si allontaneranno da Gesù e seguiranno l'anticristo. Sarà quella la lotta finale. - Chi avrà perseverato, dice Gesù, sino alla fine, questi sarà salvo. -

Avvenuta la risurrezione universale, tutta l'umanità comparirà davanti a Gesù Cristo Giudice. La schiera dei buoni sarà alla destra; quella dei cattivi alla sinistra. Gli Angeli, guardando gli eletti potranno dire con gioia: Eternamente voi starete con noi in Cielo. - I demoni circonderanno i dannati e diranno: Anche voi avete perduto Dio... -

Il Giudice supremo pronunzierà l'eterna sentenza per i buoni. Ai dannati dirà: Andate, o maledetti, nel fuoco eterno, preparato a Satana ed a tutti i suoi seguaci! -

Oh, come si addoloreranno quel giorno tutti i cattivi! Come malediranno i demoni tentatori! Ma a niente gioverà questo. Dovranno dire: Ci siamo dannati, ma la colpa è stata nostra. Conoscevamo che il demonio ci tentava e l'abbiamo seguito volontariamente. In eterno ne porteremo la pena! –


(Brano tratto da “Gli angeli ribelli”, di Don Giuseppe Tomaselli)

mercoledì 26 aprile 2017

Don Bosco cacciò alcuni ragazzi catalani

Non si può omettere un caso di bilocazione, che quasi tutti i biografi riportano. Il Salesiano Don Branda, Direttore dell'Istituto di Sarrià, nella Spagna, era a letto, nella notte del 6 Febbraio 1886. Durante il sonno sentì chiamarsi: - Don Branda! Don Branda!  Era la voce di Don Bosco, il quale stava a Torino. Il Direttore aprì gli occhi e, quantunque piena notte, vide la camera illuminata a giorno. La voce continuò: - Ora tu non dormi! Alzati, dunque! Don Branda si alzò, si vestì, rimosse la tendina del letto e scorse nel mezzo della camera Don Bosco. Gli si avvicinò e gli prese la mano per baciarla. Don Bosco gli disse: - Vieni con me, conducimi a visitare la casa. Ti farò vedere cose, delle quali tu nemmeno sospetti. Eppure sono cose che fanno spavento.  Don Branda, prese le chiavi delle camerate ed uscito con Don Bosco dalla sua stanza, salì le scale ed entrò con lui nei dormitori. Il Santo gli indicò tre giovani. - Vedi questi tre infelici? Li ha guastati uno che tu non crederesti, se non fossi venuto io a dirtelo; e sono venuto perché c'era bisogno che io ti svelassi questo mistero d'iniquità. Tu te ne sei fidato, tu lo credi buono,... e tale sembra all'esterno. È il tizio...  e disse nome e cognome. Il Direttore sbalordì ad udire quel nome. Don Bosco continuò:  - Mandalo subito via dall'Istituto! Usciti dalle camerate, fecero un giro per tutta la casa. Scale, stanze, cortili, s'illuminavano a giorno al passaggio di Don Bosco. Si ritornò nella camera di Don Branda. Qui in un angolo, apparvero i tre poveri giovani nell'atto di nascondersi, per sfuggire alla vista di Don Bosco; avevano il volto ributtante; vicino ad essi stava colui che li aveva scandalizzati. La fisionomia di Don Bosco divenne terribilmente severa; poi con un tono di voce schiacciante gridò: - Scellerato, sei tu che rubi le anime al Signore! La tua colpa è enorme e tu l'hai continuata per mesi e mesi e l'hai sempre taciuta in confessione!  Poi ripetè al Direttore: - Manda via costoro! Don Branda osservò: Io non so come fare a mandarli e quali ragioni addurre. Don Bosco non disse altro e si mosse per uscire dalla stanza. In quel momento sparve la luce. Il Direttore rimase solo al buio, accese il lume e vide che l'orologio segnava le ore quattro. Era assai turbato e non ritornò a letto. Lungo il giorno studiava come rimediare all'inconveniente dell'Istituto, ma non sapeva decidersi a mandare quei giovani. Tutto questo, come si è detto sopra, avveniva nella Spagna. Don Bosco l'indomani dell'apparizione, stando a Torino, disse a Don Rua: Questa notte ho fatto una visita a Don Branda. Scrivigli una lettera e domandagli se ha eseguito i miei ordini. Don Rua mandò la lettera, ma Don Branda non si risolveva ad allontanare i giovani. Passati cinque giorni dall'apparizione, mentre Don Branda era al principio della Messa e stava per salire i gradini dell'Altare, fu invaso da terrore e tremore e gli risonò nell'intimo una voce misteriosa: - Fa' subito quello che ti ha ordinato Don Bosco, altrimenti questa è l'ultima Messa che celebri!  Lo stesso giorno si risolvette ad agire. Chiamati i colpevoli, si accertò di tutto e potè mandarli dall'Istituto. Dal carisma della bilocazione si rileva l'onnipotenza e l'onniscienza di Dio, che tutto vede e scruta. 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

martedì 25 aprile 2017

Morte di un massone

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


Era prossimo a morire un commendatore, che era massone. Avrebbe potuto rimettersi nell'amicizia dei Signore, almeno al termine dei suoi giorni!

Io corsi ad assisterlo; ma il figlio, un avvocato, me lo impedì. Rimasi nell'anticamera.

- Perchè non volete che io assista vostro padre?

- Ha la piena conoscenza. Ha detto il medico che ha solo degli istanti di vita. Vedere il Prete vuol dire la fine.

Sopraggiunse un altro Sacerdote, amico di famiglia; neppure lui fu ammesso al capezzale dell'ammalato. Andai a chiamare un terzo Sacerdote... Eravamo tre Ministri di Dio disposti a salvare quella anima... e non fu possibile! Il commendatore morì, come un cane!...

Dove sarà andata l'anima del massone? Forse a quest'ora sarà tormentata nell'inferno, per colpa del figlio... per la sua pietà crudele!...

Quando, dopo venti anni, andai a visitare il Cimitero ed entrai nella Cappella del commendatore, a vedere anche la tomba del figlio, dell'avvocato... pietoso..., mi fermai pensieroso e triste: Come ti sarai trovato, o avvocato, al tribunale di Dio?... Sei salvo?... Non fu tua la colpa se tuo padre morì lontano da Dio? A che cosa giova questa Cappella ed i suffragi che si fanno a te ed a tuo padre?...

Quanti di questi dolorosi esempi potrei narrare!


L'ultima malattia

L'ultima malattia suole essere una grazia che Iddio concede nella sua misericordia, per purificare i buoni e per richiamare i traviati.

A Gesù interessa che le anime si salvino, perchè per esse è morto; interessa pure che giungano in Cielo ricche di meriti e che stiano in Purgatorio il meno possibile. Per ottenere ciò si serve delle malattie, specialmente dell'ultima, che d'ordinario è la più dolorosa.

Un giorno Gesù disse a Josefa Menendez: Ti lascio la mia Croce. Ho bisogno che tu soffra per un'anima.

- E' qualche peccatore?

- No, è un'anima a me tanto cara. E' nelle ultime ore di vita e sto intensificando le sue sofferenze per purificarla di certe colpe leggere e per aumentare i suoi meriti per l'eternità. -

L'esempio fa comprendere l'amoroso lavorìo ed interessamento di Gesù per i moribondi.

Ai fedeli si presentano ora dei suggerimenti, per assistere con frutto gli ammalati gravi. Quanti sono sfuggiti all'inferno, per opera di pie persone che li hanno saputi assistere in punto di morte!


I buoni sul letto di morte

Quando stanno per morire quelli che son vissuti nel timore di Dio, è facile parlare a loro per suggerire buoni pensieri, però senza stancarli.

A questa categoria di anime si raccomandi di fare, almeno con il pensiero, atti di amor di Dio, di rassegnazione completa alla divina volontà, di pensare a Gesù in Croce ed alla Vergine Addolorata.

Si preghi per essi, perchè il demonio suole sferrare degli attacchi terribili in quel momento, nella speranza di vincerli o con la disperazione o con la superbia. Sappiamo che le persone più sante sono state le più assalite dal demonio nell'ora della morte. Però la Madonna assiste i suoi figli; e chi l'ha onorata in vita, si accorge subito della sua protezione.

Versare dell'Acqua Benedetta sul letto degli agonizzanti ed accendere la candela della Candelora, serve a tener lontano il demonio.

Un assalto diabolico terribile ebbe una mia parente intima; aveva trascorso gli ottanta e più anni nel servizio del Signore e nella verginità. Parecchi demoni le si presentarono per tentarla ed allora implorò aiuto. I presenti aspersero l'ambiente con l'Acqua Santa, posero sul letto una immagine della Madonna e pregarono. Sparirono i brutti ceffi. La morente, raccogliendo un po' di fiato, disse: Vi ringrazio! Se ne sono andati! Il più grande favore che io abbia ricevuto in vita mia, è stato l'aiuto che ora mi avete dato!


Come comportarsi in certi casi

Tante famiglie vivono nell'indifferenza e nell'ignoranza religiosa. In caso di grave malattia, non si danno pensiero di chiamare il Sacerdote; però se qualcuno dicesse una buona parola e raccomandasse di aiutare l'infermo spiritualmente, cederebbero con facilità.

Quando perciò si viene a conoscenza di un ammalato grave, o parente, o amico, o vicino di casa, si faccia una visita di convenienza e poi si dica: Il Signore in casa non viene per male! Se l'ammalato si comunica, può anche ricevere la grazia della salute. Chiamate il Sacerdote, che pregherà per lui. Noi non siamo dei pagani; abbiamo la fede in Dio! -

Dopo tali ragionamenti, è facile far ricevere i Conforti Religiosi.

Può avvenire che l'infermo voglia il Sacerdote e che qualche familiare si opponga. In tal caso ci vuole prudenza e carità. Conviene avvisare segretamente il Parroco o altro zelante Sacerdote, affinchè trovi la via per giungere all'infermo.

Anni or sono una donna mi disse: Nella vicina gampagna c'è una vecchietta in gravi condizioni; alcuni della famiglia non vogliono chiamare il Prete. -

Senza mettere tempo in mezzo, mi avviai a quella campagna, con la scusa di una passeggiata. Feci una sosta davanti all’abitazione dell'inferma e chiesi ad una donna che stava sulla soglia: Sapreste indicarmi la via che porta a quella data contrada? - Dopo mi fermai a chiacchierare di altre cose, finchè entrai in casa.

- Se permettete, vorrei riposarmi un poco! -

Mi fu concesso. Dopo qualche istante potei entrare nella stanza dell'ammalata. Domandai ed ottenni di poterla confessare.

- Sì, Reverendo; è difficile avere qui un Prete! Voglio approfittare di questa combinazione! -

Diedi l'assoluzione, il Viatico e l'Olio Santo. Quando stavo per lasciare l'inferma, sopraggiunse la nuora. Mi diede uno sguardo felino e chiese sottovoce ai familiari: Chi ha chiamato questo Prete?... Come ha fatto a sapere che la suocera sta per morire?... Chi avrà avuto il prurito di interessarsi?... -

Io finsi di non sentire e conclusi: Permettetemi che continui la mia via! - La stessa notte la vecchietta era cadavere.

Se quella pia donna non mi avesse informato del caso, dove sarebbe a quest'ora l'anima di quella defunta?...


[Brani tratti da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli]

lunedì 24 aprile 2017

Tante persone vanno all'inferno!

Ai primi dell'aprile 1861, Don Bosco raccontò: Mi trovai davanti ad una collina, avendo attorno a me moltissimi giovani. Feci la proposta di andare verso il Paradiso. Giunti sulla collina, vedemmo un'altissima montagna e molta gente che stentava a salirla, arrampicandosi. Sulla cima c'era Uno che invitava quelli che salivano e faceva loro coraggio. Si vedevano anche degli altri che discendevano dalla sommità, per aiutare coloro che erano troppo affaticati. Quelli che giungevano sulla montagna erano accolti con grande festa. Ci accorgemmo, tanto io quanto i giovani, che là stava il Paradiso e ci disponemmo a salire anche noi la montagna. Prima di giungere alle falde, vedemmo un gran lago pieno di sangue ed intorno alle rive giacevano corpi umani squartati e membra lacerate. Si leggeva sulla riva opposta questa scritta: « Per sanguinem » (per mezzo del sangue). Mi disse la guida: - Questo sangue è quello dei Martiri. C'è anche il Sangue di Gesù Cristo. Nessuno può andare in Paradiso senza passare per questo Sangue e senza esserne asperso.  Costeggiando il lago, si giunse ad un altro lago, sulla cui sponda era scritto: « Per aquam » (per mezzo dell'acqua). Disse la guida: - C'è qui l'acqua uscita dal Costato di Gesù, la quale, benchè in piccola quantità, pure è tanto aumentata ed aumenta continuamente. Questa è l'acqua del Santo Battesimo; devono esserne bagnati tutti coloro che vogliono andare in Paradiso. Un terzo lago stava ai piedi della montagna, con la scritta: « Per ignem » (per mezzo del fuoco). Continuò la guida: - Qui c'è il fuoco dell'amore di Dio ed anche quello che tormentò i corpi dei Martiri. Giungemmo ad una specie di anfiteatro, pieno di bestie feroci, le quali minacciavano di divorare chi si fosse avvicinato. La guida disse: - Queste bestie sono i demoni ed i pericoli del mondo.  Allontanatici dal lago delle bestie feroci, vedemmo un vasto terreno gremito di gente; tutti avevano il corpo mutilato, o in un senso o in un altro. Chi era senza occhi, chi senza orecchie, chi senza mani e chi senza testa. Chi mi guidava spiegò: - Ecco gli amici di Dio! Sono coloro che per salvarsi si mortificarono nei sensi. Quelli senza testa, sono coloro che si consacrarono al Signore.  In compagnia dei giovani giunsi in un sentiero strettissimo, che metteva alla montagna. Per passarlo bisognava farsi piccoli e deporre ogni fardello. Compresi essere quella la via del Cielo. Ma come fui stolto! Invece di tentare quel passaggio, tornai indietro per contemplare uno strano spettacolo: sterminate turbe pascolavano con gli animali immondi e si avvoltolavano nel fango. Erano coloro che vivevano nelle brutte passioni dei sensi. Il luogo sembrava un giardino, però i fiori ed i frutti erano marciti. Tutto aveva l'aspetto di festa: chi cantava e chi danzava. Alcuni che dirigevano le brigate erano di bell'aspetto e di maniere graziose, però si vedeva che sotto il cappello avevano le corna. Ad un tratto la guida disse: - Ecco come gli uomini vanno all'Inferno! Ciò che hai visto rappresenta il mondo.  Dopo attraversai un ponte lungo, strettissimo e senza ringhiera; cominciai a salire sulla montagna. Ma quante difficoltà! Dopo qualche ora di faticosa ascesa, le difficoltà cominciarono a sparire. Si vedevano tanti giungere sulla cima e venivano accolti fra grandi feste ed applausi. Si udiva intanto una musica veramente celeste, un canto di voci le più dolci ed un intreccio di inni, i più soavi. Ciò m'incoraggiava maggiormente a continuare la salita e finalmente potei giungere alla cima della montagna, ove ebbi fatta tanta festa ed accoglienza. 


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli)

domenica 23 aprile 2017

Un parroco salvato dalle anime del Purgatorio

Il Padre Stanislao Koscoa, domenicano, pregava un giorno per le anime del Purgatorio, quand'ecco presentarsegliene una, tutta avvolta nelle fiamme. Inorridì il Santo Sacerdote e domandò: Il fuoco che tu soffri è più forte di quello della terra? - Ahimè, rispose la misera gridando; tutto il fuoco della terra paragonato a quello del Purgatorio, è come un soffio di aria freschissima! Non c'è paragone tra il fuoco terreno, creato per misericordia, e quello soprannaturale, creato per la Divina Giustizia!

- Bramerei farne la prova! -

Il Padre Stanislao, senza sgomentarsi, stese la mano ed il defunto vi fece cadere una goccia del suo sudore, o almeno un liquido che sembrava tale. Il Religioso emise un grido acuto e cadde tramortito. Accorsero i Confratelli e lo fecero rinvenire. Gli si formò sulla mano una piaga, che lo accompagnò alla tomba. Prima di morire disse alla Comunità:

Ah! Se ognuno di noi conoscesse il rigore dei divini castighi, non peccherebbe giammai! Facciamo penitenza in questa vita, per non doverla poi fare nell'altra! Combattiamo i nostri difetti e correggiamoli; guardiamoci dai piccoli falli, perchè il Giudice Divino ne tiene stretto conto. La Maestà Divina è tanto santa, che non può soffrire nei suoi eletti la minima macchia! -

[...]

Soccorso straordinario

Una povera giovane cercava lavoro; non riuscendovi, stabilì di far celebrare una Messa per l'anima del Purgatorio più bisognosa. Vi destinò le poche lire di cui disponeva.

All'uscita della Chiesa le si fece innanzi un giovane, che le domandò: Cosa cercate?

- Un posto di lavoro.

- Andate verso la parte opposta della città; cercate la tale via ed il tale numero. Troverete una vedova, che desidera una serva. -

Quando, la giovane si presentò alla vedova, sentì dirsi: Ma chi vi ha indirizzata qui?

- Uscendo dalla Chiesa del Carmine mi ha parlato un giovane sui venti anni. Aveva il volto pallido con una cicatrice in fronte, i capelli biondi e gli occhi azzurri.

La vedova corse a prendere un ritratto e glielo mostrò... - Rassomigliava a costui? - Era proprio lui! -

La signora scoppiò in pianto: Allora è stato mio figlio a mandarvi qui!... Mio figlio è già morto da un mese!

- Ora comprendo! Avevo fatto celebrare una Messa per un'anima del Purgatorio! -

Il fatto avvenne a Parigi nel 1817.


Salvo prodigiosamente

Non è molto, a Cornigliano Ligure avvenne un episodio prodigioso.

Il Parroco Giacinto Manzi, assai devoto delle anime del Purgatorio, era andato a notte inoltrata a portare il Viatico ad un moribondo. Alcuni malviventi lo aspettavano in una viuzza solitaria per assalirlo.

Mentre il Parroco ritornava in Chiesa, recitava il Rosario per le anime del Purgatorio. Quando i malandrini lo videro, non poterono far nulla, perchè attorno al Parroco c'era una folla di persone in atteggiamento devoto.

L'indomani i malviventi, senza destare sospetto, fecero chiedere al Sacerdote chi fosse stata quella gente che l'aveva accompagnato in Chiesa.

Il Parroco rispose: Solo andai a portare il Viatico e solo ritornai. Ero intento a pregare per le anime del Purgatorio.


Aiuta le figlie

I sogni sono fantasie da disprezzare. Fanno male coloro che, sognando morti, arguiscono da circostanze inutili la sorte dei loro cari nell'altra vita. Ecco qualche esempio:

- Ho sognato il defunto marito nell'atto di mangiare, di ridere e scherzare. Ciò significa che è già in Paradiso.

- Ho visto in sogno mia figlia, morta da poco. Piangeva dirottamente. Dunque è in Purgatorio! -

Chi non vede in tali asserzioni l'ignoranza crassa religiosa?

Tuttavia qualche volta il sogno potrebbe essere una visione. Iddio permette che qualche anima del Purgatorio vada a chiedere suffragi o a dare aiuti particolari.

Avevo trattato questo argomento in una predica a Modica, nella Chiesa di Santa Maria. Appena giunto in sacrestia, una donna venne a dirmi:

Mia madre è morta da alcuni anni. Siamo rimaste in casa due sorelle. Attraversavamo tempo fa un triste periodo e non sapevamo cosa fare per tirare la vita. Una notte sognai mia madre, che mi disse: Figlia mia, non perdere il coraggio! Io ho provveduto a te ed alla sorella. Quand'ero in vita, misi da parte una somma di denaro, che nascosi dentro il vecchio materasso che c'è nel piccolo podere. -

L'indomani raccontai il sogno alla sorella, la quale ci rise su. Dietro mia insistenza, ci recammo in campagna, scucimmo il materasso e dentro c'era un involto con una buona somma di denaro. -

Io risposi alla donna: I fatti sono fatti. Chi sa quanti suffragi abbiate mandati alla mamma e questa è venuta a soccorrervi. -

[Brani tratti da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppt Tomaselli]