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mercoledì 9 maggio 2018

Don Bosco cacciò alcuni ragazzi catalani

Non si può omettere un caso di bilocazione, che quasi tutti i biografi riportano. Il Salesiano Don Branda, Direttore dell'Istituto di Sarrià, nella Spagna, era a letto, nella notte del 6 Febbraio 1886. Durante il sonno sentì chiamarsi: - Don Branda! Don Branda!  Era la voce di Don Bosco, il quale stava a Torino. Il Direttore aprì gli occhi e, quantunque piena notte, vide la camera illuminata a giorno. La voce continuò: - Ora tu non dormi! Alzati, dunque! Don Branda si alzò, si vestì, rimosse la tendina del letto e scorse nel mezzo della camera Don Bosco. Gli si avvicinò e gli prese la mano per baciarla. Don Bosco gli disse: - Vieni con me, conducimi a visitare la casa. Ti farò vedere cose, delle quali tu nemmeno sospetti. Eppure sono cose che fanno spavento.  Don Branda, prese le chiavi delle camerate ed uscito con Don Bosco dalla sua stanza, salì le scale ed entrò con lui nei dormitori. Il Santo gli indicò tre giovani. - Vedi questi tre infelici? Li ha guastati uno che tu non crederesti, se non fossi venuto io a dirtelo; e sono venuto perché c'era bisogno che io ti svelassi questo mistero d'iniquità. Tu te ne sei fidato, tu lo credi buono,... e tale sembra all'esterno. È il tizio...  e disse nome e cognome. Il Direttore sbalordì ad udire quel nome. Don Bosco continuò:  - Mandalo subito via dall'Istituto! Usciti dalle camerate, fecero un giro per tutta la casa. Scale, stanze, cortili, s'illuminavano a giorno al passaggio di Don Bosco. Si ritornò nella camera di Don Branda. Qui in un angolo, apparvero i tre poveri giovani nell'atto di nascondersi, per sfuggire alla vista di Don Bosco; avevano il volto ributtante; vicino ad essi stava colui che li aveva scandalizzati. La fisionomia di Don Bosco divenne terribilmente severa; poi con un tono di voce schiacciante gridò: - Scellerato, sei tu che rubi le anime al Signore! La tua colpa è enorme e tu l'hai continuata per mesi e mesi e l'hai sempre taciuta in confessione!  Poi ripetè al Direttore: - Manda via costoro! Don Branda osservò: Io non so come fare a mandarli e quali ragioni addurre. Don Bosco non disse altro e si mosse per uscire dalla stanza. In quel momento sparve la luce. Il Direttore rimase solo al buio, accese il lume e vide che l'orologio segnava le ore quattro. Era assai turbato e non ritornò a letto. Lungo il giorno studiava come rimediare all'inconveniente dell'Istituto, ma non sapeva decidersi a mandare quei giovani. Tutto questo, come si è detto sopra, avveniva nella Spagna. Don Bosco l'indomani dell'apparizione, stando a Torino, disse a Don Rua: Questa notte ho fatto una visita a Don Branda. Scrivigli una lettera e domandagli se ha eseguito i miei ordini. Don Rua mandò la lettera, ma Don Branda non si risolveva ad allontanare i giovani. Passati cinque giorni dall'apparizione, mentre Don Branda era al principio della Messa e stava per salire i gradini dell'Altare, fu invaso da terrore e tremore e gli risonò nell'intimo una voce misteriosa: - Fa' subito quello che ti ha ordinato Don Bosco, altrimenti questa è l'ultima Messa che celebri!  Lo stesso giorno si risolvette ad agire. Chiamati i colpevoli, si accertò di tutto e potè mandarli dall'Istituto. Dal carisma della bilocazione si rileva l'onnipotenza e l'onniscienza di Dio, che tutto vede e scruta. 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

lunedì 9 aprile 2018

Fine del mondo

All'avvicinarsi della fine del mondo, i demoni lavoreranno con maggiore intensità a rovina delle anime. Questo risulta dalle parole di Gesù Cristo: Allora sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno tali prodigi da sedurre, se fosse posibile, anche gli eletti.-

Man mano che si avvicinerà il giorno del Giudizio Universale, le sofferenze dell'umanità aumenteranno. I dolori di quei giorni, dice Gesù, saranno tali, quali mai sono stati da che il mondo esiste. -

Satana, approfittando di ciò, manderà i suoi demoni sulla terra per spingere gli uomini alla bestemmia contro la Divinità, per togliere o diminuire la fede. Inoltre Satana susciterà degli uomini malvagi e darà loro tanta potenza da fare operare cose meravigliose. Tanti, sedotti, si allontaneranno da Gesù e seguiranno l'anticristo. Sarà quella la lotta finale. - Chi avrà perseverato, dice Gesù, sino alla fine, questi sarà salvo. -

Avvenuta la risurrezione universale, tutta l'umanità comparirà davanti a Gesù Cristo Giudice. La schiera dei buoni sarà alla destra; quella dei cattivi alla sinistra. Gli Angeli, guardando gli eletti potranno dire con gioia: Eternamente voi starete con noi in Cielo. - I demoni circonderanno i dannati e diranno: Anche voi avete perduto Dio... -

Il Giudice supremo pronunzierà l'eterna sentenza per i buoni. Ai dannati dirà: Andate, o maledetti, nel fuoco eterno, preparato a Satana ed a tutti i suoi seguaci! -

Oh, come si addoloreranno quel giorno tutti i cattivi! Come malediranno i demoni tentatori! Ma a niente gioverà questo. Dovranno dire: Ci siamo dannati, ma la colpa è stata nostra. Conoscevamo che il demonio ci tentava e l'abbiamo seguito volontariamente. In eterno ne porteremo la pena! –


(Brano tratto da “Gli angeli ribelli”, di Don Giuseppe Tomaselli)

sabato 24 marzo 2018

La Madonna aiuta le anime dal Purgatorio

Era pio uso del popolo romano visi­tare le Chiese con ceri in mano nella not­te della vigilia dell'Assunta.

Accadde un anno che una nobile dama, mentre stava inginocchiata nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli sul Campi­doglio, con grande sorpresa vide compa­rirsi innanzi una dama da lei molto cono­sciuta e morta in quello stesso anno. Volle attenderla alla porta della Chiesa, per avere chiarito lo strano fatto.

Appena la vide uscire, la trasse in di­sparte e le domandò: Non siete voi la mia madrina Marozia, che mi tenne al fonte battesimale? - Sì, rispose la de­funta, sono proprio io! - E come vi trovate fra i vivi, se già moriste da di­versi mesi? ... E che cosa vi è accaduto nell'altra vita?

- Sino ad oggi, rispose l'anima, sono rimasta immersa in un fuoco cocentissi­mo, in pena di tanti peccati, specie pecca­ti di vanità commessi in gioventù; ma in occasione di questa festa della Assunta, essendo la Regina del Cielo discesa in mezzo alle fiamme del Purgatorio, sono stata liberata assieme a molte anime, on­de entrassimo in Paradiso nel giorno stes­so della sua Assunzione. Ogni anno la Di­vina Signora rinnova questo miracolo di misericordia ed il numero delle anime che Ella libera in tal modo è circa quanto quello della popolazione di Roma. In ri­conoscenza di questa grazia ci rechiamo in questa notte nei santuari a Lei consa­crati. Che se i vostri occhi vedono me sola, sappiate invece che noi siamo in gran moltitudine.

E vedendo che la donna restava atto­nita e dubbiosa, subito la defunta sog­giunse:

- In prova della verità che ho detto, vi annunzio che voi stessa morrete da qui ad un anno, in questa stessa festa; scorso il quale termine, se non sarete morta, ri­terrete come una illusione quanto vi ho detto. -

San Pier Damiani riferisce che la pia donna, dopo un anno trascorso nell'eser­cizio di molte opere buone, ammalatasi nell'antivigilia dell'Assunta, passò da que­sta vita all'eternità nel giorno stesso della festa, come le era stato predetto.

Molti altri scrittori, come Gersone, Teofilo, Faber, confermano questa pia credenza, la quale è basata sopra un gran numero di rivelazioni, ed è appunto per questo che in Roma la Chiesa di Santa Maria in Montorio, dove risiede l'Arciconfraternita del Suffragio, è dedicata al­l'Assunzione di Maria Vergine.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

lunedì 19 marzo 2018

I ricchi sono invidiati dai mondani


« Il viale è lungo; a destra ed a sinistra si ergono delle tombe, ma sono molte e non è possibile considerarle tutte. Qualcuna mi colpisce e mi obbliga a fermarmi. ... Il sepolcro è sontuosissimo, sormontato da un mezzo busto; fiori all'intorno ed una lampada accesa; gli emblemi delle virtù teologali sono artistici: la croce, l'àncora, la fiaccola; l'iscrizione del seguente tenore: « Mente eletta - Cuore nobile - beneficò gli altri, dimentico di sé - Sposa e figli straziati ne piangono il trapasso ». Bugie! Bugie! Il mondo è un ammasso di menzogne! Nel Cimitero però la menzogna regna sovrana: Tutti i morti sono onesti e caritatevoli. Pare che la morte scelga soltanto i buoni! Ho conosciuto quest'uomo... dalla mente eletta e dal cuore nobile! Ricordo bensì ciò che si diceva alla sua morte: Avrebbe fatto meglio a morire cinquant'anni prima!... Quanti padri di famiglia ha fatto piangere!... A quanti operai ha succhiato il sangue!... Quante prepotenze ed angherie ha fatto!... Prima di spirare colpito da male improvviso, invece di chiamare Dio, disse al servo: La chiave della cassaforte alle figlie femmine! - E cessò di vivere. Il suo corteo funebre fu di primo ordine: ghirlande senza numero e lunghe teorie di automobili. Ora sei qui, nobile signore, in pasto ai vermi! Hai gabbato il mondo, ma non certamente Dio. Avresti fatto meglio ad essere più caritatevole. Le ricchezze ammassate non sono più tue. Quante campagne possedevi! Adesso ti bastano pochi palmi di terra! O infelici ricchi! Siete invidiati dai mondani, ma Gesù ha lanciato contro di voi un «guai» terribile: Guai a voi, o ricchi! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, anziché un ricco entrare in Paradiso! »

(Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli)

martedì 2 gennaio 2018

Un esorcismo di Don Giuseppe Tomaselli

Si chiama esorcismo l'assieme delle preghiere e dei riti adoperati dalla Chiesa Cattolica per cacciare i demoni; colui che può liberare gli ossessi, chiamasi Esorcista.

Tutti i Sacerdoti sono Esorcisti; nessuno però può liberamente fare gli esorcismi, se non riceve la facoltà dal proprio Vescovo per ogni singolo caso.

Chi scrive queste pagine, molte volte ha dovuto esorcizzare e crede bene riportare qualche episodio interessante. 

Esorcismo.

La prima volta esorcizzai una bambina di nove anni, figlia di un ciabattino, la quale frequentava la terza elementare.

Era buona e pia; tuttavia Lucifero la prese di mira. Tre demoni furono mandati nel corpo di essa; la tormentavano orribilmente; alle volte erano presenti tutti e tre, alle volte due oppure uno; momentaneamente la lasciavano e presto ritornavano, sino a quattro o cinque volte al giorno.
La bambina era in casa; giocava o accudiva a qualche faccenda; d'un tratto abbassava le palpebre per qualche istante e poi riapriva gli occhi: il demonio in quel momento le entrava in corpo. La bambina mi espose in seguito ciò che accadeva in lei: si faceva all'improvviso un po' di penombra attorno ad essa, tutto spariva e, pur avendo gli occhi aperti, non vedeva nessuno dei presenti; in mezzo alla penombra appariva in forma umana il demonio, il quale le parlava, la batteva sino a lasciare le lividure sul corpo.

In tale stato, quando io ero presente, facevo gli esorcismi. Riferisco qualche scena e qualche colloquio.

Entrato in casa dell'ossessa, il demonio per bocca della bambina disse: Via di qua, Pretaccio Cattolico! Perché vieni a disturbarmi?. . . - Presi l'aspersorio con l'acqua Benedetta. Inferocì il demonio: Via queste cosacce!. . . Pretaccio Cattolico, te la farò pagare!. . . - In nome di Dio, ti comando di rispondere! – Chi sei tu che comandi a me? - Sono un povero uomo; ma come Ministro di Dio ti comando e tu devi ubbidire. - Sull'istante l'ossessa si sedette e rimase con le braccia conserte. Io parlavo in latino ed il demonio arrabbiato mi disse: Non voglio parlare in latino, linguaccia di voi Pretacci Cattolicacci! - Tuttavia lo tempestai di domande in lingua latina: Qual è il tuo nome? - Il mio nome? ... Non t'importa saperlo e perciò non te lo dico. - Sei solo in questa bambina? - Per il momento sono solo, ma se vuoi chiamo i compagni. - No, resta solo! - Prima di essere qui, dove ti trovavi? - Andavo in giro per le vie! - Cosa fai lungo le vie? - Cerco di far fare peccati alla gente - E tu cosa ne guadagni? - Che guadagno?... Trascino all'inferno anime con me! - Siete molti nell'inferno? - Eh! ... Sapessi, sapessi quanti siamo!... Dunque, vuoi sapere chi sono? Io sono il demonio della disonestà! - E dimmi: Vanno molti all'inferno per l'impurità? - Tutti quelli che sono là dentro, vi si trovano per questo peccato ed anche gli altri ci verranno per lo stesso peccato. - Passavano di lì alcuni giovanotti i quali pronunziavano parolacce disoneste; il demonio disse: Ecco, passano i miei aiutanti. - Ora basta con le chiacchiere! Tu devi lasciare la creatura! - No, non me ne vado. Del resto che male faccio alla bambina? - Devi subito partire! - Satana, Satana ... vieni in mio aiuto!. .. - In quell'istante arrivarono altri tre demoni; la bambina, finito l'esorcismo, me lo assicurò. Avevo il Santissimo Sacramento, nascosto sotto il pastrano; la ossessa mi disse: Tu nella borsetta tieni Satana! - e stese la mano verso il mio petto. Le diedi una botta sulla mano e ridendo mi rispose: Tu batti la bambina; a me puoi far niente. -

Il demonio procura di chiacchierare, per impedire di pregare. Essendo presenti diverse persone, disse: Parlatemi in qualunque lingua, domandatemi qualunque cosa ed io risponderò. - Un professore scrisse nascostamente un bigliettino in lingua greca; lo piegò per bene e lo nascose in un angolo. La ossessa si alzò, andò a suonare un piccolo campanello ch'era sul tavolo, e disse: Fatto già! - Nel biglietto stava scritto: Va' a suonare il campanello. -

Continuando la narrazione, io dissi al demonio: In nome di Gesù Nazareno, parti subito! - Intanto attaccai al petto della bambina un'immaginetta del Sacro Cuore. Il demonio divenne furibondo; si era in parecchi a tenere la bambina a freno. - Ve la farò pagare a tutti! ... Satana, Satana, manda ancora sette compagni in mio aiuto! -

Infatti altri sette demoni entrarono in quel corpo, come mi confermò la bambina appena liberata. Non potendo più il demonio resistere, esclamò: Me ne vado! Però lascerò la bambina piangente e non la farò più alzare da questa sedia. -

Sull'istante la bambina si sedette e diede in un pianto dirotto; momentaneamente i demoni la lasciarono. Le domandai: Perché piangi? - Ma, non lo so! - Fa' il segno della Croce! - Non posso sollevare il braccio. - Allora, alzati! - Non posso alzarmi! -

La bambina era rimasta come legata in tutto il corpo, impotente ad alzarsi dalla sedia; i demoni però erano usciti, poiché essa tra le lacrime pregava recitando il Padre Nostro.

Passato del tempo, la bambina cominciò a ridere ed a camminare con sveltezza; era ritornata l'ossessione.

- Sono ancora qui, disse il demonio, e non me ne vado ... Siamo in troppi e non riuscirai a cacciarci. -
A dire il vero sentivo un po' di stanchezza e ricorsi a diversi mezzi efficaci per riuscire nell'impresa. L'acqua benedetta è meravigliosa negli esorcismi. Versando quest'acqua sul corpo dell'ossessa, il demonio è tormentato fortemente.

- Pretaccio, smetti, smetti ... non tormentarmi più! - Se vuoi che smetta, lascia la bambina! - No; tu tormenti me ed io tormento essa! - Non cessai di aspergere con l'acqua santa, finché il demonio disse: Ebbene me ne vado; ma prima che essa muoia, sarò di ritorno!... Noi siamo stati mandati da Lucifero in questa casa e, siccome non riusciamo nel compito, egli ci tormenta. Satana maledice il momento in cui ci ha mandati qua e noi tremiamo a metter piede qua dentro ... Dimmi dove debbo andare me ne vado: Va' in alto mare; va' ad incorporare qualche pesce o qualche altra bestia! - Cosa me ne faccio di questi esseri?... Io cerco uomini! ... Perché non vai tu a riposare nel corpo delle bestie? - Ed allora, nel nome di Dio Onnipotente, vattene nell'inferno! - E me ne vado! - Però non uscire più dall'inferno! - Ah, in questo non posso ubbidirti! Lucifero mi tormenta ... son costretto ad uscire ed andare per il mondo! - Te lo comando! ... Ubbidisci! - Parto subito! -

La bambina abbassò un istante le palpebre, emise un leggero sospiro ... e restò libera.

Dunque, dissi alla piccina, come stai? - Oh, Padre, lei è qua?... - Ti accorgi adesso che sono qua? È tanto tempo che lotto e parlo con te! - Ma io non l'ho visto! - In questo frattempo cosa hai visto? - Son venuti attorno a me tanti demoni, che mi hanno battuta; ora se ne sono andati. - Tu che cosa facevi quando c'erano i demoni? - Pregavo, recitando l'Ave Maria nella mia mente. Ora sono serena, ma ho un po' di dolore nel corpo per le botte ricevute.


(Brano tratto da “Gli angeli ribelli”, di Don Giuseppe Tomaselli)

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venerdì 29 dicembre 2017

I nemici di Cristo cosa fanno per i poveri?

Da parecchi anni sono a Messina, alla Giostra, in una contrada misera, economicamente e moralmente. Tanta gente vive ancora in baracchette di legno, ormai tarlate.
M'informano che in una baracca c'è un vecchio ammalato ed è solo. Vado a visitarlo.
La celletta è nella più squallida miseria. Il vecchietto tossisce ripetutamente e sputa sangue; osservo il pavimento e vedo grosse chiazze di sangue raggrumato.
- Ma voi siete solo?
- Sì, Padre!
- E se vi occorre qualche cosa, come fate?
- Batto alla parete e viene in aiuto la vicina. Anch'essa è povera ed è zoppa e va in giro a chiedere l'elemosina. Non mi porta altro che un po' di acqua.
- E per mangiare?
- Se qualcuno me lo porta mangio, se no sto a digiuno.
- Ma voi state al buio notte e giorno?
- Non c'è finestra e non posso lasciare la porta aperta. -
Mi accorgo che il misero uomo è assediato dagli insetti e mi muove a maggior compassione. Lasciarlo in abbandono sarebbe un vero delitto morale. Prometto di ritornare.
Con l'aiuto di pie persone posso riuscire nell'intento. Si appresta al povero il cibo quotidiano ed ogni giorno riceve visite.
Quando, ritornato a visitarlo, trovo la baracca in assetto e ben pulita, il suo corpo rinfrescato da un bagno e ricoperto di nuova biancheria, provo nell'anima una profonda gioia.
L'ammalato ringrazia: Che Iddio vi ricompensi tutto con la salute ed il Paradiso! -
Ritorno in Parrocchia. Lungo il torrente Giostra mi tocca attraversare un ponticello ed ecco un cane corrermi dietro in atto minaccioso. La donna, certamente la padrona, richiama il cane. Suo marito la rimprovera: Lascia che il cane se lo mangi! Che cosa farne dei Preti? 
- Io non rispondo; soltanto mi limito a guardare quell'uomo, che penso non essere... un galantuomo. Non è possibile nutrire sì perfidi sentimenti ed essere onesti e coscienziosi!

(...)
Dopo una discreta anticamera sono ammesso a parlare al Prefetto della città.
- Reverendo, quale lo scopo della vostra visita?
- Vostra Eccellenza conoscerà, almeno per fama, la miseria della contrada Giostra. Come Sacerdote, ho il dovere di interessarmi dei bisogni del popolo. La gente muore di fame; la sporcizia è al colmo; la tubercolosi fa strage! So io quanti ne muoiono per la tisi! E prima muore il padre, poi il figlio, dopo alcuni mesi una figlia... si distruggono intere famiglie. Bisogna dar da mangiare ed isolare gl'infetti!
- Problema difficile! Bisognerebbe bruciare tutta quella zona. I sanatori sono rigurgitanti.
- Invece di spendere denaro in altre opere, impiegatelo per la povera gente!
Io faccio qualche cosa, ma posso fare ben poco.
- Fate quello che potete e Dio vi compenserà. Non si può arrivare a tutto.
- Esco dal colloquio con il cuore amareggiato. In città: bar, cinema, passeggi, divertimenti... alla periferia invece miseria e morte.
Lungo la via mi scorge un muratore, sui diciotto anni. Egli sta in alto, sulla fabbrica in costruzione. Dapprima fa una grossa risata e poi esclama: Abbasso il Prete!
Questa volta mi fermo e richiamo il giovanotto, il quale riprende il lavoro, L'appaltatore comprende e fa le scuse.

(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

giovedì 28 dicembre 2017

Certe persone preferiscono avere un figlio morto anziché prete


La Contessa ... O... si presentò a Don Bosco in compagnia dei suoi quattro figlioletti. Chiese al Santo Sacerdote la benedizione e poi disse: Che cosa sarà dell'avvenire di questi miei figlioletti? -
Don Bosco non voleva parlare, ma dietro insistenza, rispose sorridendo:
- Signora Contessa, il primo diventerà un generale, il secondo un bravo avvocato ed il terzo un celebre medico.
- E del quarto non dice nulla? 
- Don Bosco aveva posata la mano destra sul capo dell'ultimo figliuolo e lo mirava con affetto. In quel momento il Signore manifestava al suo Servo che il bambino sarebbe divenuto Sacerdote.
- Signora Contessa, ringraziate Dio! Questo figliuolo un giorno sarà Sacerdote.
- La madre strinse al cuore il bambino ed esclamò: Mio figlio Prete? ... Prima vederlo morto, anziché Prete!
- E così sarà! - soggiunse Don Bosco.
Dopo qualche mese il bimbo si ammalava ed i medici non riuscivano a curarlo. Quando fu perduta la speranza, la Contessa andò a gettarsi ai piedi di Don Bosco, per implorare la guarigione; ma il Santo rispose: Troppo tardi! La sentenza di morte sul figlio è stata lanciata da voi, o Contessa! ... Con Dio non si scherza! -

Preghiera per le vocazioni.

Questo terribile esempio, che Don Bosco stesso narrava, fa comprendere l'importanza della vocazione sacerdotale, vocazione che è un dono del Signore. Lasciò Don Bosco tra i suoi scritti questo pensiero: Il più gran dono che Iddio possa fare ad una famiglia, è un figlio Sacerdote. Questo non si comprende da molti. Quando, d'ordinario, un ragazzo esprime il desiderio di divenire Sacerdote, non ci si fa scrupolo a dirgli: Ma che Prete! Studia per medico, per avvocato o per ingegnere! Il Prete guadagna poco!

Chi desse di tali suggerimenti, quale conto dovrebbe dare a Dio! Si sa che i ragazzi sono volubili e basta alle volte una semplice parola per distoglierli dalla via alla quale forse Dio li chiama. C'è tanto bisogno di Sacerdoti nel mondo e conviene pregare il Signore affinché susciti le vocazioni sacerdotali. Gesù Cristo ha detto: La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi gli operai nella sua campagna. Nella parabola di Gesù, la campagna rappresenta il mondo, la messe le anime, gli operai i Sacerdoti. Il Padrone della messe è Dio. A Lui dunque bisogna volgere l'incessante preghiera per ottenere molti Sacerdoti.

Il più grande castigo. 

Alcuni anni fa, dimorando a Palermo, celebrai la Santa Messa in una Chiesa, lungo la via Paolo Emiliani Giudici. Quanta folla di fedeli! In sacrestia accudiva una donna ed alcuni frati. Domandai: Chi è il rettore di questa Chiesa? 
- Nessuno.
- E per la celebrazione delle Messe festive come fate?
- Andiamo in giro per la città lungo la settimana ed impegniamo eventuali Sacerdoti, i quali hanno la facoltà di celebrare in questa Chiesa due Messe nei giorni festivi.
- Ma perché non vi rivolgete al Cardinale e così potrete avere un Sacerdote stabile?
- Abbiamo chiesto. La risposta è stata: A Palermo ci sono tante Chiese senza il Prete; appena si ordina un novello Sacerdote, non si sa dove mandarlo per andare incontro alle continue richieste. 
- Venti Chiese senza Sacerdoti! Quale deficienza! Ma prima non era così! ... Vengono meno le vocazioni al Sacerdozio; tutto ciò è castigo di Dio. Diceva Monsignor Bignami, Arcivescovo di Siracusa: Il più grande castigo che Iddio possa mandare al mondo, non è la carestia, la peste o la guerra, bensì la penuria di Sacerdoti. Il Signore viene molto offeso nella persona dei suoi Ministri, perché il mondo li disprezza, li calunnia e li perseguita; ed affinché si apprezzi il suo dono divino, Egli vuol farli desiderare. Ricordate, o genitori! Io son Prete e non so proprio come ringraziare Dio di avermi chiamato a sì nobile stato. Il merito è mio? No, di certo. Sono convinto che il Signore abbia ascoltato le vive preghiere di mia madre, donna di esemplare vita. I genitori, che hanno dei figlioletti, li offrano spesso a Dio con fervorosa preghiera, affinché il Creatore deponga nei teneri cuori il germe della vocazione sacerdotale. Il tempo più adatto a tale preghiera potrebbe essere il momento della Consacrazione nella Messa, della Benedizione Eucaristica e della Santa Comunione. Quando, o genitori, un vostro figliuolo manifesta il desiderio della vita sacerdotale, non solo non dovete riprenderlo, ma avete il dovere di incoraggiarlo, di sostenerlo, di custodirlo meglio degli altri figli. Se mancate di mezzi finanziari, non perdete la fiducia. In ogni diocesi ci suole essere l'Opera delle Vocazioni Sacerdotali, con borse di studio, per i giovani poveri. Trovate dei benefattori che vi aiutino nel nobile compito. Ricordate, o genitori, quanto dico per frutto di esperienza: Ordinariamente, quando un giovanetto è chiamato al Sacerdozio e viene ostacolato a seguire la sua vocazione, o resta infelice per tutta la vita, o muore in giovane età, oppure diventa più cattivo degli altri, formando la croce più pesante della famiglia.


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

lunedì 27 novembre 2017

Il fenomeno della bilocazione in Don Bosco

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


La bilocazione è il fenomeno preternaturale, per cui una persona mentre sta in un dato luogo, contemporaneamente si trova altrove. A pochi Santi è avvenuto ciò, ad esempio, a Sant'Antonio di Padova; è avvenuto anche a Don Bosco. Ai primi di Luglio del 1862, Don Bosco aveva detto: - In questo mese uno dei giovani dell'Oratorio partirà per l'eternità. Dopo un po' di giorni si ammalò il giovane Casalegno di Chieri e lasciò l'Oratorio di Torino per recarsi in famiglia. Il male si aggravò e l'infermo prima di morire desiderava vedere Don Bosco ed essere assistito da lui. Il nostro Santo era nei pressi di Lanzo Torinese, ivi andato per gli Esercizi Spirituali. Da quel ritiro non fu visto uscire; era controllata la sua presenza dagli esercitandi; eppure contemporaneamente fu a Chieri a fianco del moribondo e non lo lasciò finché non fu spirato. Comunicò il fatto agli esercitandi lo stesso giorno e scrisse subito una lettera ai Superiori dell'Oratorio, affinché si facessero i dovuti suffragi. 

VISITE DA LONTANO 

[...]

Durante i calori estivi, alcuni giovani di Don Bosco andavano nascostamente a bagnarsi nel fiume Dora. Il Santo lo proibì rigorosamente. I malintenzionati approfittavano della sua assenza da Torino, per uscire di sotterfugio dall'Oratorio ed andare a bagnarsi. Don Bosco sapeva ciò ed una volta, trovandosi lontano, scrisse una lettera ai suoi giovani dell'Oratorio. « Sono assente, ma sono tra voi. Sono già venuto più volte a visitare l'Oratorio ed ho trovato un poco di bene ed un poco di male. «In una mia visita mi sdegnai non poco, perchè vidi alcuni che durante le sacre funzioni uscirono dalla Chiesa per andare a nuotare. Poveri giovani! Quanto poco pensano all'anima loro! «Vi dico cose che non dovrei dirvi, ma credo bene tuttavia di dirvele, affinchè nessuno si creda di poterla fare franca, quando io sono lontano dall'Oratorio, perchè egli s'inganna se credesse di non essere veduto. Badate però di non astenervi dal male soltanto per paura di essere veduti e scoperti da Don Bosco, ma bensì perchè siete veduti da quel Dio, che nel giorno del giudizio vi domanderà rigorosissimo conto ». 

NEL FIUME 

Il Santo fu interrogato come facesse a vedere da lontano ciò che avveniva tra i suoi giovani; egli rispose, scherzando: - Ho il filo telegrafico. Un certo Oreglia volle sapere se per mezzo di questo filo avesse potuto non solo vedere, ma anche fare qualche cosa. Don Bosco rispose: - Posso anche agire. Era il Santo partito da Torino e stava ancora in viaggio. Due giovani, approfittando di ciò, andarono a bagnarsi nel fiume. Mentre stavano nell'acqua, Don Bosco non si accontentò di avvicinarli, ma diede delle forti palmate sulle loro schiene. Le botte si ripetevano; i giovani si accorsero che venivano da mano invisibile ed uscirono dall'acqua spaventati. Don Bosco scrisse al Teologo Borel: Domenica i due giovani Costa e Beretta entrarono in Chiesa per la porta maggiore e poi uscirono per quella della sacrestia; andarono a bagnarsi nel Dora e, mentre erano nell'acqua, ricevettero delle palmate, tutt'altro che leggere. Il Borel, ricevuto il biglietto, interrogò i due giovani e le loro risposte furono conformi alla dichiarazione di Don Bosco. 

GUARIGIONE DI UN BAMBINO 

Il 14 Ottobre del 1878 Don Bosco era a Torino. Intanto in Francia, a Saint Rambert d'Albon, la signora Adele Clement era in afflizione, perché il suo bambino, affidato ad una balia, stava assai male. Pregava ed il bimbo non guariva. Suo marito, negoziante di olio, che faceva ritorno a casa sopra un carro, vide un Prete sulla via. Sembrandogli stanco, lo invitò a salire sul carro e poi gli offrì un pranzo in famiglia. La signora Adele, credendo che fosse un Prete capace di confortarla, gli disse che aveva il figlioletto cieco, sordo e muto, per un improvviso malore. Assicurò che aveva pregato, ma la grazia non veniva. Il Sacerdote rispose: - Pregate e sarete esaudita. La signora chiese: Qual'è il vostro riverito nome?  - Da qui ad alcuni anni il mio nome sarà stampato sui libri e quei libri vi capiteranno tra mano. Allora saprete chi sono io.  Il marito durante il pranzo gli versava da bere. C'era sulla tavola un boccale per l'acqua, bianco e cerchiato d'argento. Il Prete disse: - Conservate questo boccale per mio ricordo.  Verso la fine del pranzo il Prete disse: - Una voce mi chiama e bisogna che io parta. E partì. La signora ed il marito pensarono di andargli dietro, ma non lo videro più. Quando poi si recarono dalla balia per vedere il bambino ammalato furono pieni di stupore a sentire che ivi era stato un Prete sconosciuto, che aveva toccato il bambino e questi era guarito all'istante. Facendo i calcoli del tempo, riscontrarono che il Prete era andato appena uscito dalla loro casa. E’ da notare che il villaggio della balia era distante tre chilometri. Quei buoni genitori almanaccavano da sette anni per indovinare chi fosse quel Prete misterioso. Quando fu loro presentato un libro che parlava di Don Bosco e ne portava il ritratto: Ecco, esclamarono tutti e due i coniugi, ecco il Prete che ha guarito nostro figlio!  

VIAGGI MISTERIOSI

Tanti altri casi di bilocazione potrebbero riportarsi. Ad esempio, le visite che faceva, stando a Torino nella sua camera, a tante regioni lontane, specialmente d'America. Iddio gli permetteva di vedere quei luoghi, ove dimoravano i selvaggi, affinchè s'interessasse di mandarvi i Missionari. Erano tanto frequenti questi viaggi misteriosi, per cui Don Bosco conosceva bene persone, usi e costumi di quelle regioni e parlava con competenza eccezionale del clima, dei terreni e dei prodotti, come se fosse del luogo. Ed una volta che tenne una conferenza a Parigi a degli accademici ed intellettuali, esponendo in tutti i particolari una regione inesplorata dell'America, la Patagonia, un tale gli chiese: 
- Da dove avete attinto voi tante notizie?  
- Eh,... son cose che so!...  
Fu tale la meraviglia delle cose udite nella conferenza, che gli accademici francesi gli ottennero dal Governo una grande onorificenza con medaglia d'oro. 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

giovedì 26 ottobre 2017

Propaganda comunista

I rozzi e gl'ignoranti sono nella rete dei comunisti; naturalmente sono schierati contro i Sacerdoti e forse non ne sanno la vera ragione.
Sono a Modica. Quantunque sfornito di moneta, mi presento in un negozio di tessuti, a Piazza San Giovanni, e domando ventiquattro maglie.
- Prego avermi fiducia; al più presto consegnerò il denaro. Mi occorrono queste maglie per darle a persone povere ed ammalate; l'inverno si avvicina. -
Mentre scendo lungo la gradinata di S. Giorgio, sento dire: Abbasso i Preti! - Mi volgo e scorgo quattro spazzini seduti, intenti a consumare la colazione. Ridono alle mie spalle.
- Chi di voi ha detto: Abbasso i Preti!... ? -
Tutti tacciono. - Oh, come siete coraggiosi! ... Ditemi, perché avete lanciato l'insulto? ... Forse perché i Preti sono ignoranti e meno istruiti di voi? ... Forse perché fanno male al popolo? ... Proprio adesso ho comprato queste maglie, per farne carità. Quel bene che non fate voi, lo fa il Prete! ... Ditemi se per l'atto di carità che sto compiendo, merito il vostro insulto!... Non rispondete, perché vi trovate nel torto. La colpa non è tanto vostra; è dei vostri capi; voi, come pecoroni, vi lasciate influenzare e vi schierate contro i Preti. Voi stessi però non sapete darvene spiegazione. - Ancora a Modica.
Lungo il Corso San Giorgio, presso la Chiesa di San Giuseppe, una vecchietta mi raggiunge e si mette in ginocchio davanti a me.
- Padre, sono guarita per miracolo e ringrazio Dio e anche voi!
- Ringraziate il Signore; io c'entro poco in questa guarigione.
- Ero ammalata di cuore, incapace di fare il minimo lavoro. Dietro il vostro suggerimento, iniziai la novena di preghiera e sono guarita.
- Potrà darsi che si tratti di un miglioramento momentaneo.
- No, è guarigione perfetta! Mi disse il medico: Siete perfettamente guarita. Se non ci credete, vi do io il denaro e fatevi visitare da uno specialista. Avrete la stessa risposta! Reverendo, per disobbligarmi vi porterò venticinque chilogrammi di frumento.
- Innanzi tutto io non sono la causa della vostra guarigione; vi diedi allora un semplice suggerimento. Inoltre voi siete povera e non siete in grado di fare questa offerta.
- Non importa; ho fatto la promessa e voglio adempirla a tutti i costi.
- Se siete ormai risoluta, portate pure il grano e servirà per i poveri!
- Fatene quell'uso che volete! - La vecchietta bacia umilmente la mano e si allontana.
Neanche a farlo apposta, sulla stessa via, a breve intervallo, m'incontrano due donne popolane. Una mi lancia uno sguardo felino, accompagnato da uno sputo, ed esclama: Brutti Preti! -
Che contrasto! Una donna s'inginocchia davanti al Prete ... ed un'altra gli lancia uno sputo! Come spiegare ciò? Siamo nel periodo della campagna elettorale; i cattivi seminano calunnie ed il popolino, cieco ed incosciente, si lascia travolgere dall'empia corrente.


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

mercoledì 18 ottobre 2017

Conversione di una peccatrice

A Roma, nel 1873, alcuni giorni prima della festa dell’Assunzione, in una di quelle case, che si dicono di tolleranza, accadde che si ferisse alla mano una di quelle sciagurate giovani. Il male, che in sulle prime fu giudicato leggero, inaspettatamente si aggravò tanto che la misera, trasportata all’ospedale, morì nella notte. Nello stesso istante una delle sue compagne, che non poteva sapere ciò che avveniva nell’ospedale, cominciò a gridare disperatamente, così che svegliò gli abitanti del quartiere, mettendo lo sgomento fra quelle miserabili inquiline e provocando l’intervento della questura. La compagna morta nell’ospedale le era apparsa, circondata di fiamme, e le aveva detto: Io sono dannata e se tu non lo vuoi essere, esci subito da questo luogo d’infamia e ritorna a Dio! - Nulla poté calmare l’agitazione di questa giovane, la quale, appena spuntata l’alba, se ne andò via, lasciando tutta la casa nello stupore, specialmente allorché si seppe della morte della compagna nell'ospedale. Stando così le cose, la padrona del luogo infame, che era una garibaldina esaltata, si ammalò gravemente e, pensando all'apparizione della dannata, si convertì e volle un Sacerdote per ricevere i Santi Sacramenti. L'autorità ecclesiastica incaricò un degno Sacerdote, Monsignor Sirolli, Parroco di San Salvatore in Lauro, il quale richiese all'inferma, alla presenza di più testimoni, la ritrattazione delle sue bestemmie contro il Sommo Pontefice e la dichiarazione di cessare dall'infame industria che esercitava. La donna morì con i Conforti Religiosi. Tutta Roma conobbe ben presto i particolari di questo fatto. I cattivi, come sempre, si burlarono dell’accaduto; i buoni invece ne approfittarono per divenire migliori.

[Brano di Don Giuseppe Tomaselli tratto da "L'inferno c'è". Imprimatur: Catania, 22-11-1954, Sac. N. Ciancio Vic. Gen.]

lunedì 16 ottobre 2017

Don Bosco conosceva il giorno della morte di diverse persone

L'ora della morte è ignota a tutti. Gesù Cristo dice di stare preparati, perchè la morte viene come un ladro di notte. Don Bosco ebbe il dono di conoscere il giorno della morte di molte persone, specialmente dei suoi giovani. Era prudente nel preannunziare la fine di qualcuno e faceva ciò per disporre al gran passo gl'interessati e per far vivere in grazia di Dio i giovani che educava. Don Alberto Bielli, Salesiano, morto in Sicilia nel 1925, trascorse la fanciullezza e l'adolescenza sotto le cure dirette di Don Bosco. Egli raccontò allo scrivente un preannunzio di morte. È questa la narrazione: 
« Prima di andare a riposo, Don Bosco ci rivolgeva una buona parola, che finiva con l'augurio della buona notte. 
« Una sera disse: Cari giovani, stiamo preparati perché uno di noi partirà presto per l'eternità, Procuriamo di mantenerci nell'amicizia del Signore.  
« Finita la buona notte, baciavamo la mano a Don Bosco. Quella sera noi ragazzi eravamo presi dalla paura e, baciando la mano, domandavamo: Sono io il prossimo a morire?  A nessuno fu manifestato il segreto. L'indomani mattina, al pensiero della morte, molti andavano a confessarsi. 
« Passati un po' di giorni, Don Bosco riprendeva l'argomento, sempre prima che andassimo a riposo: Tanti di voi mi domandano: Sono io quello che presto dovrà morire? Per il momento non posso manifestarlo; soltanto vi dico che il suo cognome comincia con la lettera " B ".  
«Tanto io, che sono Bielli, quanto gli altri della " B ", finito il sermoncino, circondammo Don Bosco, per sapere con precisione chi fosse il destinato. 
«Il buon Padre disse soltanto: - Fatevi coraggio, siamo nelle mani di Dio; tutti possiamo morire; potrei morire anch'io, perché mi chiamo Bosco ».  
Avvicinandosi la data della morte, Don Bosco sorvegliava e faceva sorvegliare il segnato dalla Provvidenza e lo disponeva a ben morire. 
Quella volta la morte toccò ad un certo Brusasca. 


[...]

Fu chiesto al Santo come facesse a conoscere la morte di qualcuno e la data precisa; la risposta fu: - La conoscenza può avvenire in diversi modi. Per esempio, mi trovo in Chiesa con i ragazzi raccolti in preghiera. Improvvisamente si forma attorno a me una penombra; vedo allora apparire una fiammella, che gira vertiginosamente nell'interno della Chiesa. La seguo con lo sguardo per comprenderne il significato. In fine la fiammella si ferma sul capo di qualcuno e vicino ad essa appare una scritta « Morte! » con a fianco la data. Si riporta l'annunzio del primo caso di morte, avvenuto nell'Oratorio di Valdocco. In una festa del Marzo 1854 Don Bosco aveva radunato tutti gli alunni interni nella retrosacrestia, dicendo di voler loro raccontare una cosa importante, una visione. Parlò in questi termini:
« Io mi trovavo con voi nel cortile e godevo a vedervi vispi ed allegri. Ad un tratto vedo che uno di voi esce da una porta della casa e si mette a passeggiare in mezzo ai compagni con in capo una specie di cilindro trasparente, tutto illuminato nell'interno e con la figura di una grossa luna, nel mezzo della quale era la cifra "22 ". 
« Meravigliato, cercai di avvicinarlo per dirgli di lasciare quel cilindro da carnevale; ma ecco, mentre l'aria si oscurava, come fosse stato dato un segno di campanello, il cortile si sgombrò e vidi tutti i giovani sotto i portici, disposti in fila. Il loro aspetto manifestava un grande timore e dieci o dodici di essi avevano il viso ricoperto di strana pallidezza. 
« Passai davanti a loro per osservarli. Vidi colui che aveva la luna sul capo più pallido degli altri e con le spalle coperte da una coltre funebre. M'incamminai verso di lui per chiedergli cosa significasse quello strano spettacolo, ma una mano mi trattenne e vidi uno sconosciuto, di nobile portamento, che mi disse: Ascoltami prima di avvicinarti a lui. Egli ha ancora 22 lune di tempo e prima che siano passate morrà. Tienilo d'occhio e preparalo! « Volevo domandargli qualche spiegazione del suo parlare, ma più non lo vidi; lo sconosciuto era sparito. Il giovane, miei cari figliuoli, io lo conosco ed è tra voi! » 
Un vivo terrore s'impossessò di tutti i giovani, tanto più ch'era la prima volta che Don Bosco annunziava in pubblico con una certa solennità la morte di uno degli interni. Il Santo se ne accorse e proseguì: Io lo conosco ed è tra voi quello delle lune; ma non voglio che vi spaventiate. Fatevi tutti buoni, non offendete il Signore ed io starò attento e terrò d'occhio quello del numero «22 », il che vuol dire delle 22 lune, ossia 22 mesi, e spero farà una buona morte. Finì l'anno 1854 e, trascorsi molti mesi del 1855, venne l'ottobre, cioè la ventunesima luna. Don Bosco disse al giovane Cagliero: - Guarda di assistere bene Gurgo! 
Gurgo Secondo, da Pettinengo, era un giovane sui diciassette anni, di belle forme e robuste, tipo di florida salute. Al principio di Dicembre nell'Oratorio non c'era alcun ammalato. Don Bosco, dopo le orazioni della sera, annunziò in pubblico che uno dei giovani sarebbe morto prima di Natale. Verso la metà di Dicembre il giovane Gurgo fu assalito da una colica così violenta che, mandato a chiamare in fretta il medico, per suo consiglio gli si amministrarono i Santi Sacramenti. Otto giorni durò la terribile malattia e la notte del 23 al 24 Dicembre il giovane moriva. 


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli)

mercoledì 13 settembre 2017

Fare bene la comunione

Per fare una buona comunione due condizioni sono necessarie ed anche sufficienti: lo stato di grazia e la retta intenzione. [...] Ha retta intenzione colui che riceve la santa comunione per soddisfare al desiderio del Signore, per unirsi più intimamente con Cristo, o per trovare nella comunione un rimedio contro le proprie debolezze e miserie. [...] Per ricavare, tuttavia, frutti più abbondanti dalla comunione, è necessario [...] accostarsi alla mensa eucaristica con grande fede, con profonda umiltà e compunzione del cuore, e con vivo desiderio di ricevere Cristo e di unirsi più intimamente a lui. A misura che queste disposizioni sono più perfette, anche il Sacramento produce frutti più copiosi. Donde la necessità di una buona preparazione, prima di fare la santa comunione, di un grande raccoglimento nel riceverla, e di un fervido ringraziamento, dopo averla ricevuta. 

[...] L’effetto proprio della santa comunione è di essere il soprannaturale cibo dell’anima, e di effettuare l’unione con Cristo e con i membri del corpo mistico di Cristo. Una buona comunione aumenta la virtù infusa della carità (effetto primario del sacramento dell’altare), e quindi anche la grazia santificante, nonché le virtù infuse ed i doni dello Spirito Santo, connessi con la grazia e la carità. Dà inoltre un diritto costante a ricevere, nel momento opportuno, speciali grazie attuali per raggiungere l’effetto proprio del sacramento, ossia per frenare il soverchio amore di se stesso, per nutrire l’amore di Dio, Padre nostro, e del prossimo amato in Dio, e per divenire sempre più simili a Gesù Cristo, sacerdote e vittima. Secondo una sentenza ben fondata, la comunione produce anche una disposizione stabile, che medica la piaga dell’egoismo, tanto profonda nella natura decaduta. A motivo di questa cura speciale di Cristo, per chi si è nutrito della sua Carne e del suo Sangue, l’Eucaristia preserva dal peccato, ed è pegno della gloria futura e della risurrezione della carne. Se, durante i momenti che seguono immediatamente la comunione, colui che si è comunicato è attento alla presenza di Cristo, e si applica a porre con fervore gli atti di amore del Signore, ai quali, in virtù del Sacramento, viene incitato, la comunione ha anche per effetto un vero rifocillamento dell’anima, ed una gioia, che alle volte è anche sensibile. Mediante questi atti (i quali tuttavia, a cagione di distrazione o di ignavia da parte del soggetto, alle volte non seguono), la santa comunione è anche causa indiretta della remissione dei peccati veniali, sufficientemente ritrattati negli atti ai quali eccita, e di una parte delle pene ancor dovute per le colpe già rimesse. Il Concilio di Firenze compendia gli effetti della comunione dicendo che produce una alimentazione spirituale simile a quella corporale, prodotta dal cibo e dalla bevanda comuni, ossia che sostiene, aumenta, ripara e conforta (Denz. 698). 

[...] Il momento più indicato per ricevere la santa comunione [...] è durante la santa Messa, dopo la comunione del sacerdote (Pio XII, Enc. Mediator Dei, del 20 novembre 1947 [...]). Le preghiere della S. Messa, recitate con attenzione e fervore, sono molto adatte per eccitare le disposizioni, che debbono animarci al momento di ricevere la santa comunione. 

Il ringraziamento, dopo la santa comunione, deve, innanzi tutto, consistere in fervidi atti di amore per Dio, in un colloquio intimo con Cristo, ed in una dedizione totale di se stesso al servizio del Signore, utilmente concentrata in un proposito particolare, di immediata applicazione pratica. Il tempo del ringraziamento è anche il momento più opportuno per domandare al Signore grazie di unione intima con lui e di perseveranza, e per raccomandare persone o intenzioni speciali, nonché i bisogni generali della Chiesa e delle anime. Chi non avesse la possibilità di rimanere, dopo la santa comunione, un quarticello d’ora in chiesa, potrebbe fare il ringraziamento recandosi all’ufficio, alla scuola o al lavoro. È anche opportuno ripensare, durante il giorno, al grande dono della santa comunione ricevuta la mattina, e rinnovare allora i sentimenti di gratitudine e di totale dedizione di se stesso a Dio. [...]

[Brano tratto da "Dizionario di Teologia Morale", voce “Comunione” scritta da Dom Gregorio Manise, O.S.B., Editrice Studium, 1957].

sabato 9 settembre 2017

Il toro inferocito

Nel 1932 dimoravo a Trapani. Avvenne allora un fatto curioso. La città è una lunga lingua di terra che s'interna nel mare, dando a chi la guarda dal vicino Monte Erice l'aspetto di una falce. Un giorno alla banchina del porto si mettevano giù dalla nave molti capi di bestiame. Chi sa come, un toro riuscì a scappare. È da immaginarsi il panico! La bestia inferociva sempre più, e per l'inseguimento e per le grida d'allarme. In meno che si dica le vie si spopolarono; chi correva e chi si rifugiava in qualche entrata. Il momento fu tragico quando il toro imboccò il Corso Vittorio Emanuele, ove hanno sede parecchie scuole statali. Si salvi chi può! Guardie e poliziotti con la pistola in mano seguivano il toro, finché questo entrò in un portone. Seguí allora una scarica di pallottole e la povera bestia si abbatté. Un toro inferocito, che corre pazzamente lungo le vie di una città, può fare delle vittime. Lucifero, o Satana, che è il principe delle potenze infernali, intelligente oltre ogni dire, sa bene che il peccato proprio dell'uomo e della donna è quello contro la purezza; sa pure che chiunque si abbandona a questo peccato, poco per volta perde anche la Fede e facilmente può andare all'inferno. Lucifero, per permissione di Dio, ha il potere di mandare in giro per il mondo i suoi satelliti, cioè i demoni, affinché tentino al male, senza però violentare la libertà umana. Non sappiamo in che quantitativo i demoni vaghino per il mondo, però sappiamo che per lo più tentano contro la purezza, non dando tregua ad alcuno. Se è terribile un toro inferocito, e guai a chi gli si accosta incautamente, più temibili sono i demoni dell'impurità, arrabbiati per aver perduto il Paradiso e gelosi che vi vadano le creature umane. I demoni, essendo puri spiriti, non si vedono, tranne quando Dio permette che prendano temporaneamente sembianza umana, come, secondo che narra la sacra storia, è avvenuto di vedere a certi Santi. Dunque, questi tori infernali seminano la strage nel mondo, suscitando pensieri e desideri impuri, ispirando ed appoggiando le iniziative del male, quale sarebbe oggi la moda scandalosa, togliendo dal cuore umano la speranza della vita di oltretomba, mettendo il dubbio sull'esistenza di Dio, annullando il timore dell'inferno e presentando la vita presente come una partita di piacere. I demoni della fornicazione, conoscendo la tendenza dell'uomo e della donna verso l'immoralità, per spingere al peccato si servono di tutto: di persone, di oggetti, di luoghi, di spassi, ecc.

(Brano tratto da "Combattimento spirituale" di Don Giuseppe Tomaselli).

giovedì 31 agosto 2017

Schema di esame di coscienza per fedeli laici


Ogni tanto una mia amica mi scrive per chiedermi dei consigli spirituali.  


Caro D. [...] ti scrivo perché penso che tu possa veramente aiutarmi. Ti chiedo però di rispondermi con calma, quando potrai, non vorrei mai metterti fretta. È mio desiderio confessarmi una volta alla settimana come regola, ma dev'essere una confessione ben fatta. Perciò ho cercato qua e là, ma non ho trovato uno schema serio per l'esame di coscienza. Ora mi chiedo se tu forse puoi darmi qualche indicazione. Ti ringrazio come sempre di cuore. [...] Ciao!


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio di cuore per la richiesta che mi hai fatto. Ormai lo sai bene che per me è una grande gioia fare qualcosa che va a vantaggio della tua anima, nella speranza di dare gusto a Gesù buono che ti ha tanto amato sin dall’eternità ed è giunto ad immolarsi sulla croce del Golgota per espiare anche i tuoi peccati. Sono davvero contento che desideri confessarti spesso, come raccomandato da Papa Pio XII, da Sant’Alfonso Maria de Liguori e da tanti altri autorevoli e dotti autori. In genere, quando una persona si confessa bene, sente un grande fervore di praticare le virtù cristiane, prega il Signore con maggiore carità, sente maggiore carità anche verso il prossimo, resiste più facilmente alle tentazioni, ed ottiene altri benefici spirituali. Purtroppo, i preti modernisti sconsigliano di confessarsi spesso, quindi ti conviene recarti da qualche confessore timorato di Dio e amante della vita devota.

Per rispondere alla tua richiesta di aiuto, ho preparato appositamente per te uno schema per fare un esame di coscienza adatto alle anime che sono attratte dalla vita devota. Onde evitare di essere troppo prolisso, ho evitato di riportare quei peccati che in genere le persone che praticano un’intensa vita interiore difficilmente commettono, ad esempio l’apostasia, il non andare a Messa nei giorni di precetto, l’omicidio, le rapine, l’incesto, la calunnia, e altri gravi peccati. Ho dato particolarmente risalto a quei peccati veniali (leggeri) che spesso vengono trascurati dai penitenti. Chi ama Dio e vuole praticare una vita davvero virtuosa cerca di evitare non solo le colpe gravi ma anche quelle veniali. Per esserti di maggiore aiuto, di fianco a ogni peccato ho segnalato se si tratta di materia grave o veniale, basandomi sugli scritti di autori di buona dottrina come Sant’Alfonso, Don Luigi Piscetta, Padre Eriberto Jone, Padre A. Chanson, e altri. Si tratta di un qualcosa che manca negli schemi che in genere si trovano in giro. Ovviamente non ho potuto elencare tutti i peccati possibili e immaginabili, oppure riportare tutta l’intera casistica per ogni tipo di peccato, altrimenti avrei dovuto scrivere un’enciclopedia, ma mi sono limitato a parlare di alcuni dei peccati tra quelli più comuni. Spero tanto che il lavoro che ho realizzato possa esserti di aiuto nel cammino di perfezione cristiana.


Schema per l’esame di coscienza per anime devote.

- Ho tralasciato di raccogliermi interiormente e di mettermi alla presenza di Dio prima di incominciare a pregare? (Veniale)

- Mi sono distratta volontariamente mentre recitavo le preghiere oppure mentre assistevo al Santo Sacrificio della Messa? (Veniale)

- Ho ricevuto la Comunione con poco fervore e profitto per l’anima a causa della negligenza con cui mi sono preparata a ricevere Gesù sacramentato? (Veniale)

- Ho accettato deliberatamente pensieri di superbia? (La “superbia perfetta”, cioè quando una persona giunge a considerarsi al di sopra di Dio, è peccato mortale, invece la “superbia imperfetta”, cioè quando una persona si limita solamente a nutrire uno sregolato desiderio di onore e ad amare in maniera esagerata la propria eccellenza, è peccato veniale, a meno che non giunge a far commettere qualche grave colpa nei confronti del prossimo)

- Quando mi sono capitate cose spiacevoli mi sono arrabbiata con Dio, ingiuriandolo o accusandolo di fare cose sbagliate? (Peccato grave)

- Faccio discorsi inutili, cioè che non giovano né a me né al prossimo? (Veniale)

- A volte faccio delle “opere buone”, non con l’intento di dare gusto a Dio, ma per vanagloria, cioè per fare bella figura ed essere stimata dalla gente? (Veniale)

- Mi impegno seriamente ad educare cristianamente la prole? (Si tratta di un obbligo gravissimo, pertanto i genitori che sono gravemente negligenti nell’educare i figli, facendoli crescere quasi come se Dio non ci fosse, peccano mortalmente)

- Nutro antipatia o addirittura odio nei confronti delle persone scortesi o di quelle che mi hanno fatto dei torti? (“Sentire” antipatia verso una persona non è peccato se non vi diamo il consenso della volontà, se invece vi diamo il consenso e si tratta di piccole antipatie, pecchiamo venialmente, mentre se proviamo odio grave, in questo caso pecchiamo mortalmente, ad esempio accettando deliberatamente il pensiero di desiderio che il prossimo venga colpito da qualche grave ed ingiusto male)

- Ogni tanto aiuto materialmente le opere pie (ad esempio le opere davvero cattoliche che svolgono apostolato) e le persone che si trovano in stato di bisogno? (Chi dona alle opere pie o ai bisognosi che si trovano in stato di necessità comune almeno il 2% di ciò che avanza alle spese necessarie per il mantenimento del proprio stato di vita e quello dei propri cari, non pecca; se dona meno del 2% pecca venialmente; se non vuole donare nulla a nessuno pecca gravemente, almeno secondo i teologi della sentenza più rigida. Non si è tenuti ad aiutare tutti coloro che si trovano in stato di necessità comune, è sufficiente aiutarne alcuni a nostra scelta. Per quanto riguarda i poveri che si trovano in stato di necessità estrema, cioè che rischiano di morire, grazie a Dio in Italia è rarissimo trovare qualcuno che si trovi in condizioni così disperate, quindi non sto ad elencarti tutta la casistica, anche perché su questo tema i teologi non sempre sono concordi)

- Ho esagerato nel bere o nel mangiare? (Per capire quando si pecca in questa materia ti faccio un esempio: bere un po’ di vino è una cosa buona, berne sino al punto da rimanere brilli è peccato veniale, berne sino al punto da ubriacarsi è peccato mortale; lo stesso discorso vale quando si mangia in maniera eccessiva, peccando in modo grave o veniale in base alla gravità delle conseguenze, se ci cibiamo sino al punto da star male o di nuocere alla salute)

- Ho detto delle bugie? (Le menzogne che fanno un grave danno al prossimo sono colpe gravi, le altre sono colpe veniali)

- Sopporto con pazienza le avversità oppure mi lascio prendere dall’impazienza? (Ordinariamente è un peccato veniale, tuttavia può diventare mortale se giunge a far trasgredire un grave precetto)

- Nella vita cristiana mi lascio dominare dall’accidia? (L’accidia è la pigrizia nel compiere opere virtuose, spesso fa commettere delle colpe solamente veniali, ad esempio quando induce una persona a saltare, per pigrizia spirituale, delle pratiche devozionali facoltative alle quali è abituato; ma se l’accidia giunge a non far compiere atti che obbligano gravemente in coscienza, ad esempio assistere alla Messa domenicale, trascina al peccato mortale)

- Quando vedo qualcuno comportarsi male mi lascio prendere dall’ira? (Quando una persona si adira in modo ragionevole per un torto subìto e auspica una giusta punizione del colpevole, non commette peccato; invece quando l’ira giunge a far accettare un disordinato trasporto dell’animo, in questo caso si commette un peccato veniale, tuttavia diventa colpa grave se la persona adirata giunge a tale eccesso da far pensare che abbia perso l’uso della ragione, oppure quando giunge a far desiderare disordinatamente qualcosa che è gravemente contraria alla carità e alla giustizia, ad esempio desiderare una punizione gravemente esagerata per il colpevole o addirittura per un innocente)

- Anche se da tanti anni non vivo più coi miei genitori, continuo ad interessarmi di loro e ad aiutarli quando hanno bisogno del mio sostegno? (Abbandonare a se stessi i genitori che si trovano in grave stato di necessità, pur avendo la possibilità di aiutarli, è una grave mancanza di pietà filiale da parte dei figli)

- Mi sono attaccata eccessivamente ai beni materiali? (In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera).

- Ho creduto alle superstizioni? (Si tratta di materia grave, tuttavia alcuni autorevoli teologi ammettono la possibilità che il penitente possa peccare solo venialmente per ignoranza, semplicità, errore, o se considera la cosa più per scherzo che seriamente)

- Ho giudicato temerariamente il prossimo oppure ho avuto dei sospetti temerari nei suoi confronti? (Se c’è bastante fondamento per giudicare che il prossimo ha commesso un grave male, non si commette nessun peccato, mentre il giudizio diventa “temerario”, e peccato grave, quando senza sufficienti motivi giudichiamo che il prossimo abbia certamente commesso un grave male; da ciò, secondo Sant’Alfonso, si deduce che tali giudizi di solito non sono peccaminosi poiché spesso ci sono sufficienti motivi che fanno ritenere che il prossimo abbia commesso davvero quella colpa, oppure perché non sono giudizi, ma solo dei sospetti, i quali non giungono a peccato mortale se non quando si dubita, senza avere nessun indizio, che persone di buona fama siano colpevoli di colpe gravissime, mentre se c’è anche un minimo indizio non si commette nemmeno peccato veniale nel sospettare del prossimo)



Vari consigli per confessarsi bene.

I peccati mortali sono talmente gravi che ne basta solo uno per meritare l'inferno, se si muore senza essersi pentiti. Se una persona ha commesso solo peccati veniali e non si è pentita, non va all'inferno, ma in purgatorio, tuttavia è bene cercare di evitare anche queste colpe che pur non essendo gravi, indeboliscono l'anima e la predispongono al peccato mortale. 

È obbligatorio confessare solo i peccati certamente mortali, cioè le colpe gravi commesse con piena avvertenza dell’intelletto e deliberato e pieno consenso della volontà. Se una persona ha commesso una colpa grave, ma non è certa di aver avuto piena avvertenza e pieno consenso, non è obbligata a confessare quella colpa, anche se, per maggiore tranquillità di coscienza del penitente, è consigliabile confessarla, dicendo, ad esempio, che non si è certi di aver dato il pieno consenso della volontà a quel pensiero di odio grave (alle anime scrupolose è vivamente sconsigliato di confessare i peccati dubbi). Inoltre tutte le cose che avvengono durante il sonno o il dormiveglia non sono peccati mortali. È facoltativo confessare i peccati veniali (cioè colpe con materia leggera, oppure con materia grave ma commesse senza piena avvertenza o senza pieno consenso della volontà), tuttavia è bene confessarsi anche se si hanno solo colpe veniali, perché l'assoluzione purifica la coscienza, aiuta a resistere con maggior vigore alle tentazioni e accresce la grazia santificante.

È molto facile fare una buona Confessione; è sufficiente fare un esame di coscienza (bastano pochi minuti per chi si confessa spesso), pentirsi dei peccati commessi, avere il proposito di non peccare più, confessarli con sincerità al sacerdote, e infine eseguire la penitenza (se il confessore tralascia o si dimentica di dare la penitenza, la confessione è valida lo stesso, però, come insegna Sant'Alfonso, il prete si macchia di colpa, veniale o mortale in base alla gravità delle colpe confessate dal penitente, se ha deliberatamente omesso di assegnargli una penitenza).

Affinché la Confessione sia fruttuosa è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi, ma ciò è un dono di Dio, pertanto è importante pregare lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria per ottenere la grazia del pentimento per le colpe compiute. Per suscitare il dispiacere dei peccati commessi è molto utile riflettere al fatto che con le proprie colpe è stato offeso Dio che è infinitamente buono, ci ha tanto amato sin dall’eternità, ed è degno di essere amato sopra ogni cosa, inoltre i propri peccati hanno causato l'atroce Passione e Morte di Gesù Cristo. Chi si pente per questi motivi, significa che ha un dolore perfetto (contrizione del cuore). Invece il dolore è imperfetto (detto anche “attrizione”) quando è causato principalmente (non esclusivamente) dalla paura dell'inferno, o dal dispiacere di aver perso il paradiso, o dalla riflessione sulla bruttezza del peccato commesso. Affinché una Confessione sia valida è sufficiente avere un dolore imperfetto. In caso di imminente pericolo di morte, mancando un sacerdote, è possibile ricevere il perdono di tutti i peccati suscitando qualche pensiero di dolore perfetto. A tal fine è ottima cosa imparare a memoria e recitare spesso l'Atto di dolore. 

È necessario essere sinceramente pentiti di tutti i peccati mortali compiuti, altrimenti l’assoluzione è nulla (e anche sacrilega, se il penitente è consapevole di non essere pentito). Se ti confessi solo di peccati veniali, affinché l’assoluzione sia valida è necessario essere sinceramente pentita almeno di uno di loro, tuttavia conviene suscitare il dolore di tutte le colpe veniali, poiché in questo modo si ottengono maggiori benefici spirituali. È lecito confessare dei peccati, mortali o veniali, già confessati in passato. 

Per scriverti questa lettera ho impiegato diverse ore (per poter fornirti informazioni precise sono andato a rivedere vari manuali di Teologia Morale), ma l’ho fatto molto volentieri, poiché voglio che la tua anima avanzi sempre di più nel cammino di perfezione cristiana e, soprattutto, spero in questo modo di aver dato gusto a Dio. Se in futuro avrai altri consigli da chiedermi, non esitare a scrivermi ancora, sarò molto felice di fare qualcosa per il tuo bene spirituale.

Rinnovandoti la mia amicizia e la mia stima, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

sabato 26 agosto 2017

Oggi non sono disposta!

Una famiglia numerosa era a tavola. Essendo giorno festivo, alla fine del pranzo fu dato il dolce. Si sa che tanto i piccoli quanto i grandi non rinunziano facilmente ad un dolce. Eppure la figlia maggiore quel giorno vi rinunziò; con un sorriso lo porse alla mamma, dicendo: Mangialo tu! Oggi non sono disposta! - La mamma non trovava la ragione di quella privazione e per il momento non chiese nulla. Ma nel pomeriggio chiese: Sarei curiosa di sapere perché ti sei privata del dolce! - Non vorrei dirtelo; ma poiché potrebbe essere di giovamento anche a te, lo dico, a patto che non ne parli con altri. Un' amica mi ha oggi offesa; mi son sentita bollire il sangue; mi sono frenata per amore di Gesù ed è ritornata in me la calma. Quando a tavola mi son trovata davanti al dolce, mi è venuta in mente l'amica. Ho avuto una ispirazione ed ho detto nel mio cuore: Gesù, rinuncio al dolce per tuo amore; il mio sacrificio accettalo a bene dell'anima, anzi gradiscilo come se te l'offrisse l'amica e non io. Intanto, o Gesù, benedici lei e me! -


(Brano tratto da "Combattimento spirituale" di Don Giuseppe Tomaselli).

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giovedì 24 agosto 2017

Peccato di divorzio

La corrente dell'immoralità vuol travolgere tutto; vuole abbattere anche la santità del matrimonio. Pure nelle nazioni cattoliche, quale è l'Italia, si è fatto di tutto per avere la legge del divorzio. Essendo il problema del divorzio di capitale importanza, si danno delle delucidazioni. Il matrimonio è il Sacramento che dà all'uomo e alla donna la grazia di convivere santamente e di educare cristianamente i figliuoli. Questo Sacramento lega gli sposi con vincolo indissolubile. Nessuna autorità umana, neppure il Capo Supremo della Chiesa Cattolica, ha il diritto di scioglierlo, finché gli sposi sono in vita. Soltanto la morte di uno dei coniugi spezza tale vincolo. L'indissolubilità è legge divina; infatti Gesù Cristo ha detto: «L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto» (San Matteo, XIX-6). Essendo il divorzio proibito da Dio, pecca gravemente l'uomo che lascia la propria moglie per convivere con un'altra donna, come pecca la donna che abbandona il proprio marito per convivere con un altro uomo. Ancorché in una nazione ci sia la legge del divorzio, chi si serve di essa per divorziare, commette peccato mortale, anzi si lega ad una terribile catena di peccati mortali quotidiani. I divorziati sono pubblici peccatori ed i loro figli sono figli del peccato. Per conseguenza i divorziati non possono né confessarsi, né comunicarsi, né ricevere alcun altro Sacramento; non sono ammessi a fare da padrini al Battesimo ed alla Cresima [...]. Queste sono le pene ecclesiastiche riservate a chi divorzia. Nei rapporti con Dio i divorziati sono molto da compiangersi; vivendo essi nello stato abituale di peccato, sono sotto la spada della Divina Giustizia. Guai a morire in tale stato! Li attende l'inferno, ove sconteranno in eterno i pochi anni di vita di piacere. Il Creatore, che ha dato una legge, essendo infinitamente giusto, non può non punire chi la calpesta.

(Brano tratto da "Combattimento spirituale" di Don Giuseppe Tomaselli).

martedì 22 agosto 2017

Tentazione di suicidarsi

Di buon mattino mi ero messo in viaggio; stavo sul direttissimo. Mentre il controllore vistava i biglietti del mio compartimento ed io gli scambiavo qualche parola, il treno improvvisamente si fermò, pur essendo in aperta campagna. Il controllore si allontanò pochi minuti e poi, ritornato, disse: Un uomo è morto sotto il treno! Da Sacerdote, nella speranza di essere ancora in tempo a dare l'Assoluzione sacramentale, scesi dal treno per andare e vedere. Nulla da fare! Il corpo era presso le rotaie e la testa dell'infelice stava a due metri, in una scarpata. Era un uomo sugli ottant'anni. Forse solo, privo di affetto e di tutto, stanco della vita, in un momento di abbattimento decise di troncarsi la vita. Si compatisce un vecchio, forse poco consapevole dell'atto inumano per effetto della arterio-sclerosi. Ciò che oggi è allarmante è la tentazione del suicidio, tentazione terribile, che giornalmente ha le sue vittime, come appare dagli articoli dei giornali. E non sono tanto i vecchi, quanto i giovani ad essere tentati. Tra le lettere che ho sul tavolo, c'è quella di una giovane, che per due volte ha tentato di avvelenarsi. Una madre, venuta a trovarmi con la figlia, mi diceva qualche tempo fa: - Questa figlia si è gettata dal balcone e non è morta. Ancora un paio di volte ha tentato di uccidersi. Non so più cosa fare! Mi sforzai di convincere la giovane a non fare simili pazzie e mi rispose: - Ciò che lei dice è giusto. Ma io sola so che cosa provo dentro di me; nessuno può averne un'idea! - Un'altra madre, vestita a lutto, mi diceva: Stavo nella mia cameretta, quando entrò la figlia di ventisei anni. Mi abbracciò e disse: Mamma, ti saluto per sempre! Ho preso or ora il veleno! ... E così ho perduto la figlia! - In vista di tanti attentati di suicidio, un tedesco, vero filantropo, da alcuni anni ha attuato una buona iniziativa. Ha comunicato per radio il numero del suo telefono, dicendo: Chiunque avrà deciso di togliersi la vita, prima di suicidarsi mi chiami a telefono. Altre buone persone, anche in Italia, già ne seguono l'esempio, pubblicando il loro numero di telefono. L'iniziativa ha preso il nome di « Telefono Amico ». Si spera che mettendosi qualcuno a colloquio con questi disperati, si possa riuscire a calmare i loro nervi, incoraggiandoli a superare le difficoltà della vita. 

Motivi. 

Come spiegare tanti tentativi di suicidio? La vita irreligiosa moderna influisce assai. Si è falsato da molti il fine della vita, cioè si vuole vivere soltanto per godere. Quando ci si trova davanti ad una forte sofferenza, si conclude: Non ne posso più! È meglio farla finita! Siccome si vuol trascorrere la vita passando da piacere a piacere, non essendo allenati al dolore, ci si abbatte per poco; talvolta per arrivare al suicidio basta una bocciatura agli esami, un affare mal riuscito, una disillusione d'amore, un rifiuto reciso avuto dai genitori e spesso il sentire il vuoto nel cuore. Può spingere al suicidio la vanità di far parlare di sé i giornali. Il demonio potrebbe tentare anche persone timorate di Dio, in certe ore nere della vita. Bisogna allora pregare, domandare la forza a Dio e respingere subito e con energia l'insinuazione diabolica. Poiché queste pagine sono dirette alle anime pie, si raccomanda loro di non dimenticare nella preghiera quotidiana le persone disperate, che sono in procinto di suicidarsi, affinché il Signore ne abbia misericordia.

(Brano tratto da "Combattimento spirituale" di Don Giuseppe Tomaselli).