Visualizzazioni totali

Questo blog è gestito da un estimatore di Don Giuseppe Tomaselli. Per contatti: cordialiter@gmail.com

mercoledì 26 aprile 2017

Don Bosco cacciò alcuni ragazzi catalani

Non si può omettere un caso di bilocazione, che quasi tutti i biografi riportano. Il Salesiano Don Branda, Direttore dell'Istituto di Sarrià, nella Spagna, era a letto, nella notte del 6 Febbraio 1886. Durante il sonno sentì chiamarsi: - Don Branda! Don Branda!  Era la voce di Don Bosco, il quale stava a Torino. Il Direttore aprì gli occhi e, quantunque piena notte, vide la camera illuminata a giorno. La voce continuò: - Ora tu non dormi! Alzati, dunque! Don Branda si alzò, si vestì, rimosse la tendina del letto e scorse nel mezzo della camera Don Bosco. Gli si avvicinò e gli prese la mano per baciarla. Don Bosco gli disse: - Vieni con me, conducimi a visitare la casa. Ti farò vedere cose, delle quali tu nemmeno sospetti. Eppure sono cose che fanno spavento.  Don Branda, prese le chiavi delle camerate ed uscito con Don Bosco dalla sua stanza, salì le scale ed entrò con lui nei dormitori. Il Santo gli indicò tre giovani. - Vedi questi tre infelici? Li ha guastati uno che tu non crederesti, se non fossi venuto io a dirtelo; e sono venuto perché c'era bisogno che io ti svelassi questo mistero d'iniquità. Tu te ne sei fidato, tu lo credi buono,... e tale sembra all'esterno. È il tizio...  e disse nome e cognome. Il Direttore sbalordì ad udire quel nome. Don Bosco continuò:  - Mandalo subito via dall'Istituto! Usciti dalle camerate, fecero un giro per tutta la casa. Scale, stanze, cortili, s'illuminavano a giorno al passaggio di Don Bosco. Si ritornò nella camera di Don Branda. Qui in un angolo, apparvero i tre poveri giovani nell'atto di nascondersi, per sfuggire alla vista di Don Bosco; avevano il volto ributtante; vicino ad essi stava colui che li aveva scandalizzati. La fisionomia di Don Bosco divenne terribilmente severa; poi con un tono di voce schiacciante gridò: - Scellerato, sei tu che rubi le anime al Signore! La tua colpa è enorme e tu l'hai continuata per mesi e mesi e l'hai sempre taciuta in confessione!  Poi ripetè al Direttore: - Manda via costoro! Don Branda osservò: Io non so come fare a mandarli e quali ragioni addurre. Don Bosco non disse altro e si mosse per uscire dalla stanza. In quel momento sparve la luce. Il Direttore rimase solo al buio, accese il lume e vide che l'orologio segnava le ore quattro. Era assai turbato e non ritornò a letto. Lungo il giorno studiava come rimediare all'inconveniente dell'Istituto, ma non sapeva decidersi a mandare quei giovani. Tutto questo, come si è detto sopra, avveniva nella Spagna. Don Bosco l'indomani dell'apparizione, stando a Torino, disse a Don Rua: Questa notte ho fatto una visita a Don Branda. Scrivigli una lettera e domandagli se ha eseguito i miei ordini. Don Rua mandò la lettera, ma Don Branda non si risolveva ad allontanare i giovani. Passati cinque giorni dall'apparizione, mentre Don Branda era al principio della Messa e stava per salire i gradini dell'Altare, fu invaso da terrore e tremore e gli risonò nell'intimo una voce misteriosa: - Fa' subito quello che ti ha ordinato Don Bosco, altrimenti questa è l'ultima Messa che celebri!  Lo stesso giorno si risolvette ad agire. Chiamati i colpevoli, si accertò di tutto e potè mandarli dall'Istituto. Dal carisma della bilocazione si rileva l'onnipotenza e l'onniscienza di Dio, che tutto vede e scruta. 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

martedì 25 aprile 2017

Morte di un massone

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


Era prossimo a morire un commendatore, che era massone. Avrebbe potuto rimettersi nell'amicizia dei Signore, almeno al termine dei suoi giorni!

Io corsi ad assisterlo; ma il figlio, un avvocato, me lo impedì. Rimasi nell'anticamera.

- Perchè non volete che io assista vostro padre?

- Ha la piena conoscenza. Ha detto il medico che ha solo degli istanti di vita. Vedere il Prete vuol dire la fine.

Sopraggiunse un altro Sacerdote, amico di famiglia; neppure lui fu ammesso al capezzale dell'ammalato. Andai a chiamare un terzo Sacerdote... Eravamo tre Ministri di Dio disposti a salvare quella anima... e non fu possibile! Il commendatore morì, come un cane!...

Dove sarà andata l'anima del massone? Forse a quest'ora sarà tormentata nell'inferno, per colpa del figlio... per la sua pietà crudele!...

Quando, dopo venti anni, andai a visitare il Cimitero ed entrai nella Cappella del commendatore, a vedere anche la tomba del figlio, dell'avvocato... pietoso..., mi fermai pensieroso e triste: Come ti sarai trovato, o avvocato, al tribunale di Dio?... Sei salvo?... Non fu tua la colpa se tuo padre morì lontano da Dio? A che cosa giova questa Cappella ed i suffragi che si fanno a te ed a tuo padre?...

Quanti di questi dolorosi esempi potrei narrare!


L'ultima malattia

L'ultima malattia suole essere una grazia che Iddio concede nella sua misericordia, per purificare i buoni e per richiamare i traviati.

A Gesù interessa che le anime si salvino, perchè per esse è morto; interessa pure che giungano in Cielo ricche di meriti e che stiano in Purgatorio il meno possibile. Per ottenere ciò si serve delle malattie, specialmente dell'ultima, che d'ordinario è la più dolorosa.

Un giorno Gesù disse a Josefa Menendez: Ti lascio la mia Croce. Ho bisogno che tu soffra per un'anima.

- E' qualche peccatore?

- No, è un'anima a me tanto cara. E' nelle ultime ore di vita e sto intensificando le sue sofferenze per purificarla di certe colpe leggere e per aumentare i suoi meriti per l'eternità. -

L'esempio fa comprendere l'amoroso lavorìo ed interessamento di Gesù per i moribondi.

Ai fedeli si presentano ora dei suggerimenti, per assistere con frutto gli ammalati gravi. Quanti sono sfuggiti all'inferno, per opera di pie persone che li hanno saputi assistere in punto di morte!


I buoni sul letto di morte

Quando stanno per morire quelli che son vissuti nel timore di Dio, è facile parlare a loro per suggerire buoni pensieri, però senza stancarli.

A questa categoria di anime si raccomandi di fare, almeno con il pensiero, atti di amor di Dio, di rassegnazione completa alla divina volontà, di pensare a Gesù in Croce ed alla Vergine Addolorata.

Si preghi per essi, perchè il demonio suole sferrare degli attacchi terribili in quel momento, nella speranza di vincerli o con la disperazione o con la superbia. Sappiamo che le persone più sante sono state le più assalite dal demonio nell'ora della morte. Però la Madonna assiste i suoi figli; e chi l'ha onorata in vita, si accorge subito della sua protezione.

Versare dell'Acqua Benedetta sul letto degli agonizzanti ed accendere la candela della Candelora, serve a tener lontano il demonio.

Un assalto diabolico terribile ebbe una mia parente intima; aveva trascorso gli ottanta e più anni nel servizio del Signore e nella verginità. Parecchi demoni le si presentarono per tentarla ed allora implorò aiuto. I presenti aspersero l'ambiente con l'Acqua Santa, posero sul letto una immagine della Madonna e pregarono. Sparirono i brutti ceffi. La morente, raccogliendo un po' di fiato, disse: Vi ringrazio! Se ne sono andati! Il più grande favore che io abbia ricevuto in vita mia, è stato l'aiuto che ora mi avete dato!


Come comportarsi in certi casi

Tante famiglie vivono nell'indifferenza e nell'ignoranza religiosa. In caso di grave malattia, non si danno pensiero di chiamare il Sacerdote; però se qualcuno dicesse una buona parola e raccomandasse di aiutare l'infermo spiritualmente, cederebbero con facilità.

Quando perciò si viene a conoscenza di un ammalato grave, o parente, o amico, o vicino di casa, si faccia una visita di convenienza e poi si dica: Il Signore in casa non viene per male! Se l'ammalato si comunica, può anche ricevere la grazia della salute. Chiamate il Sacerdote, che pregherà per lui. Noi non siamo dei pagani; abbiamo la fede in Dio! -

Dopo tali ragionamenti, è facile far ricevere i Conforti Religiosi.

Può avvenire che l'infermo voglia il Sacerdote e che qualche familiare si opponga. In tal caso ci vuole prudenza e carità. Conviene avvisare segretamente il Parroco o altro zelante Sacerdote, affinchè trovi la via per giungere all'infermo.

Anni or sono una donna mi disse: Nella vicina gampagna c'è una vecchietta in gravi condizioni; alcuni della famiglia non vogliono chiamare il Prete. -

Senza mettere tempo in mezzo, mi avviai a quella campagna, con la scusa di una passeggiata. Feci una sosta davanti all’abitazione dell'inferma e chiesi ad una donna che stava sulla soglia: Sapreste indicarmi la via che porta a quella data contrada? - Dopo mi fermai a chiacchierare di altre cose, finchè entrai in casa.

- Se permettete, vorrei riposarmi un poco! -

Mi fu concesso. Dopo qualche istante potei entrare nella stanza dell'ammalata. Domandai ed ottenni di poterla confessare.

- Sì, Reverendo; è difficile avere qui un Prete! Voglio approfittare di questa combinazione! -

Diedi l'assoluzione, il Viatico e l'Olio Santo. Quando stavo per lasciare l'inferma, sopraggiunse la nuora. Mi diede uno sguardo felino e chiese sottovoce ai familiari: Chi ha chiamato questo Prete?... Come ha fatto a sapere che la suocera sta per morire?... Chi avrà avuto il prurito di interessarsi?... -

Io finsi di non sentire e conclusi: Permettetemi che continui la mia via! - La stessa notte la vecchietta era cadavere.

Se quella pia donna non mi avesse informato del caso, dove sarebbe a quest'ora l'anima di quella defunta?...


[Brani tratti da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli]

lunedì 24 aprile 2017

Tante persone vanno all'inferno!

Ai primi dell'aprile 1861, Don Bosco raccontò: Mi trovai davanti ad una collina, avendo attorno a me moltissimi giovani. Feci la proposta di andare verso il Paradiso. Giunti sulla collina, vedemmo un'altissima montagna e molta gente che stentava a salirla, arrampicandosi. Sulla cima c'era Uno che invitava quelli che salivano e faceva loro coraggio. Si vedevano anche degli altri che discendevano dalla sommità, per aiutare coloro che erano troppo affaticati. Quelli che giungevano sulla montagna erano accolti con grande festa. Ci accorgemmo, tanto io quanto i giovani, che là stava il Paradiso e ci disponemmo a salire anche noi la montagna. Prima di giungere alle falde, vedemmo un gran lago pieno di sangue ed intorno alle rive giacevano corpi umani squartati e membra lacerate. Si leggeva sulla riva opposta questa scritta: « Per sanguinem » (per mezzo del sangue). Mi disse la guida: - Questo sangue è quello dei Martiri. C'è anche il Sangue di Gesù Cristo. Nessuno può andare in Paradiso senza passare per questo Sangue e senza esserne asperso.  Costeggiando il lago, si giunse ad un altro lago, sulla cui sponda era scritto: « Per aquam » (per mezzo dell'acqua). Disse la guida: - C'è qui l'acqua uscita dal Costato di Gesù, la quale, benchè in piccola quantità, pure è tanto aumentata ed aumenta continuamente. Questa è l'acqua del Santo Battesimo; devono esserne bagnati tutti coloro che vogliono andare in Paradiso. Un terzo lago stava ai piedi della montagna, con la scritta: « Per ignem » (per mezzo del fuoco). Continuò la guida: - Qui c'è il fuoco dell'amore di Dio ed anche quello che tormentò i corpi dei Martiri. Giungemmo ad una specie di anfiteatro, pieno di bestie feroci, le quali minacciavano di divorare chi si fosse avvicinato. La guida disse: - Queste bestie sono i demoni ed i pericoli del mondo.  Allontanatici dal lago delle bestie feroci, vedemmo un vasto terreno gremito di gente; tutti avevano il corpo mutilato, o in un senso o in un altro. Chi era senza occhi, chi senza orecchie, chi senza mani e chi senza testa. Chi mi guidava spiegò: - Ecco gli amici di Dio! Sono coloro che per salvarsi si mortificarono nei sensi. Quelli senza testa, sono coloro che si consacrarono al Signore.  In compagnia dei giovani giunsi in un sentiero strettissimo, che metteva alla montagna. Per passarlo bisognava farsi piccoli e deporre ogni fardello. Compresi essere quella la via del Cielo. Ma come fui stolto! Invece di tentare quel passaggio, tornai indietro per contemplare uno strano spettacolo: sterminate turbe pascolavano con gli animali immondi e si avvoltolavano nel fango. Erano coloro che vivevano nelle brutte passioni dei sensi. Il luogo sembrava un giardino, però i fiori ed i frutti erano marciti. Tutto aveva l'aspetto di festa: chi cantava e chi danzava. Alcuni che dirigevano le brigate erano di bell'aspetto e di maniere graziose, però si vedeva che sotto il cappello avevano le corna. Ad un tratto la guida disse: - Ecco come gli uomini vanno all'Inferno! Ciò che hai visto rappresenta il mondo.  Dopo attraversai un ponte lungo, strettissimo e senza ringhiera; cominciai a salire sulla montagna. Ma quante difficoltà! Dopo qualche ora di faticosa ascesa, le difficoltà cominciarono a sparire. Si vedevano tanti giungere sulla cima e venivano accolti fra grandi feste ed applausi. Si udiva intanto una musica veramente celeste, un canto di voci le più dolci ed un intreccio di inni, i più soavi. Ciò m'incoraggiava maggiormente a continuare la salita e finalmente potei giungere alla cima della montagna, ove ebbi fatta tanta festa ed accoglienza. 


(Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli)

domenica 23 aprile 2017

Un parroco salvato dalle anime del Purgatorio

Il Padre Stanislao Koscoa, domenicano, pregava un giorno per le anime del Purgatorio, quand'ecco presentarsegliene una, tutta avvolta nelle fiamme. Inorridì il Santo Sacerdote e domandò: Il fuoco che tu soffri è più forte di quello della terra? - Ahimè, rispose la misera gridando; tutto il fuoco della terra paragonato a quello del Purgatorio, è come un soffio di aria freschissima! Non c'è paragone tra il fuoco terreno, creato per misericordia, e quello soprannaturale, creato per la Divina Giustizia!

- Bramerei farne la prova! -

Il Padre Stanislao, senza sgomentarsi, stese la mano ed il defunto vi fece cadere una goccia del suo sudore, o almeno un liquido che sembrava tale. Il Religioso emise un grido acuto e cadde tramortito. Accorsero i Confratelli e lo fecero rinvenire. Gli si formò sulla mano una piaga, che lo accompagnò alla tomba. Prima di morire disse alla Comunità:

Ah! Se ognuno di noi conoscesse il rigore dei divini castighi, non peccherebbe giammai! Facciamo penitenza in questa vita, per non doverla poi fare nell'altra! Combattiamo i nostri difetti e correggiamoli; guardiamoci dai piccoli falli, perchè il Giudice Divino ne tiene stretto conto. La Maestà Divina è tanto santa, che non può soffrire nei suoi eletti la minima macchia! -

[...]

Soccorso straordinario

Una povera giovane cercava lavoro; non riuscendovi, stabilì di far celebrare una Messa per l'anima del Purgatorio più bisognosa. Vi destinò le poche lire di cui disponeva.

All'uscita della Chiesa le si fece innanzi un giovane, che le domandò: Cosa cercate?

- Un posto di lavoro.

- Andate verso la parte opposta della città; cercate la tale via ed il tale numero. Troverete una vedova, che desidera una serva. -

Quando, la giovane si presentò alla vedova, sentì dirsi: Ma chi vi ha indirizzata qui?

- Uscendo dalla Chiesa del Carmine mi ha parlato un giovane sui venti anni. Aveva il volto pallido con una cicatrice in fronte, i capelli biondi e gli occhi azzurri.

La vedova corse a prendere un ritratto e glielo mostrò... - Rassomigliava a costui? - Era proprio lui! -

La signora scoppiò in pianto: Allora è stato mio figlio a mandarvi qui!... Mio figlio è già morto da un mese!

- Ora comprendo! Avevo fatto celebrare una Messa per un'anima del Purgatorio! -

Il fatto avvenne a Parigi nel 1817.


Salvo prodigiosamente

Non è molto, a Cornigliano Ligure avvenne un episodio prodigioso.

Il Parroco Giacinto Manzi, assai devoto delle anime del Purgatorio, era andato a notte inoltrata a portare il Viatico ad un moribondo. Alcuni malviventi lo aspettavano in una viuzza solitaria per assalirlo.

Mentre il Parroco ritornava in Chiesa, recitava il Rosario per le anime del Purgatorio. Quando i malandrini lo videro, non poterono far nulla, perchè attorno al Parroco c'era una folla di persone in atteggiamento devoto.

L'indomani i malviventi, senza destare sospetto, fecero chiedere al Sacerdote chi fosse stata quella gente che l'aveva accompagnato in Chiesa.

Il Parroco rispose: Solo andai a portare il Viatico e solo ritornai. Ero intento a pregare per le anime del Purgatorio.


Aiuta le figlie

I sogni sono fantasie da disprezzare. Fanno male coloro che, sognando morti, arguiscono da circostanze inutili la sorte dei loro cari nell'altra vita. Ecco qualche esempio:

- Ho sognato il defunto marito nell'atto di mangiare, di ridere e scherzare. Ciò significa che è già in Paradiso.

- Ho visto in sogno mia figlia, morta da poco. Piangeva dirottamente. Dunque è in Purgatorio! -

Chi non vede in tali asserzioni l'ignoranza crassa religiosa?

Tuttavia qualche volta il sogno potrebbe essere una visione. Iddio permette che qualche anima del Purgatorio vada a chiedere suffragi o a dare aiuti particolari.

Avevo trattato questo argomento in una predica a Modica, nella Chiesa di Santa Maria. Appena giunto in sacrestia, una donna venne a dirmi:

Mia madre è morta da alcuni anni. Siamo rimaste in casa due sorelle. Attraversavamo tempo fa un triste periodo e non sapevamo cosa fare per tirare la vita. Una notte sognai mia madre, che mi disse: Figlia mia, non perdere il coraggio! Io ho provveduto a te ed alla sorella. Quand'ero in vita, misi da parte una somma di denaro, che nascosi dentro il vecchio materasso che c'è nel piccolo podere. -

L'indomani raccontai il sogno alla sorella, la quale ci rise su. Dietro mia insistenza, ci recammo in campagna, scucimmo il materasso e dentro c'era un involto con una buona somma di denaro. -

Io risposi alla donna: I fatti sono fatti. Chi sa quanti suffragi abbiate mandati alla mamma e questa è venuta a soccorrervi. -

[Brani tratti da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppt Tomaselli]

sabato 22 aprile 2017

Tentazioni contro la fede

Una tentazione veramente molesta è quella contro la Fede. Possono venire in mente questi o simili pensieri: Ma Dio realmente c'è? ... Gesù è proprio il Figlio di Dio, fatto uomo? ... L'Ostia consacrata è davvero Gesù vivente? ... Il Paradiso e l'inferno sono realtà o supposizioni? ... E’ da credere che l'inferno non finirà mai? Com'è possibile che Dio, da buon Padre, punisca così uno suo figlio? ... I morti un giorno risorgeranno? ... Gli articoli del Credo, insegnati dalla Chiesa Cattolica, sono proprio verità indiscusse? Molti fedeli, che credono con semplicità, come i bambini, neppure pensano che possano esserci simili tentazioni. Eppure ci sono e sono forti e potrebbero formare il tormento di un'intera vita.

Come regolarsi?

Il volere ragionare troppo, il volere addentrarsi più del necessario nelle verità della Fede, il volere penetrare a fondo ogni singola sublime verità rivelata da Dio è grande fatica e spesso sprecata. Le verità divine superano la capacità della mente umana; bisogna accettarle con semplicità. Si capisce ciò che è possibile capire, perché l'intelligenza umana davanti ad una verità divina è come un piccolo recipiente davanti al mare. Il bicchiere prende dal mare soltanto quel poco di acqua, che è capace di contenere. I Dottori della Chiesa e i grandi Teologi, che devono insegnare ai fedeli con gli scritti e con la predicazione, giungono solo là, ov'è possibile giungere, contentandosi d'illustrare le verità rivelate, e concludono come concluse San Tommaso d'Aquino nell'inno eucaristico del Pange lingua: « Praestet fides supplementum sensuum defectui » e cioè: Supplisca la Fede al difetto dei sensi.
Bisogna conoscere, ma con sobrietà. 

(Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli).

venerdì 21 aprile 2017

Un'anima venuta dal Purgatorio

Nel libretto intitolato “I nostri morti – La casa di tutti”, Don Giuseppe Tomaselli narra un fatto che fa riflettere. Un giorno, un anziano sacerdote gli disse che viaggiando tanto per l'Europa, l'Asia e l'Africa, aveva avuto modo di conoscere numerosi religiosi e prelati; ma l'uomo più santo che aveva conosciuto era stato Mons. Giovanni Battista Marenco, lo zelantissimo vescovo della diocesi di Massa Carrara, morto il 22 ottobre 1921. Dopo circa sette anni dal decesso, in un convento di suore salesiane accadde un fatto sorprendente. Una sera, verso l'imbrunire, la suora portinaia era nel cortile. Il portone era chiuso. Con sua meraviglia vide sotto i portici un ecclesiastico che passeggiava col capo chino e meditabondo. La suora domandò tra sé chi fosse quella persona, e come avesse fatto ad entrare se il portone era chiuso. Avvicinatasi riconobbe Mons. Marenco.

- Eccellenza, e voi qui?... Non siete morto?...
- Mi avete lasciato in Purgatorio!... Ho lavorato tanto in questo Istituto e non si prega più per me!
- In Purgatorio?... Un Vescovo così santo?...
- Non basta esser santi davanti agli uomini; bisogna essere tali davanti a Dio!... Pregate per me!...

Ciò detto, sparì. La suora corse ad informare la superiora, e l'indomani tutte e due si diressero alla volta di Torino, per narrare il fatto al Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Filippo Rinaldi, il quale indisse pubbliche preghiere nel Santuario di Maria Ausiliatrice, onde intensificare i suffragi. Dopo una settimana Mons. Marenco riapparve nello stesso Istituto, dicendo: Sono uscito dal Purgatorio!... Ringrazio della carità!... Prego per voi! -

Questo fatto deve far riflettere. Se un vescovo zelantissimo e di grande virtù è stato tenuto per anni a soffrire atrocemente in Purgatorio, figuriamoci cosa accade a quelle anime che conducono una vita rilassata e peccaminosa, e che si salvano per un pelo, dopo aver fatto in fin di vita una Confessione appena accettabile.

giovedì 20 aprile 2017

Peccato e pieno e deliberato consenso della volontà

La volontà è la facoltà « regina » della nostra anima; è proprio essa che ci decide a fare il bene o il male. Quando si pecca non sono le mani a peccare, o gli occhi, o la memoria, o l'intelligenza, ma è sempre e soltanto la volontà. Finché la volontà non si decide, non c'è peccato; inoltre, perché si possa peccare, si richiede che la volontà sia pienamente risoluta di trasgredire un comandamento di Dio. Appena la volontà si decide al male, il peccato è già commesso, ancorché esternamente il male non si sia ancora operato. Un esempio. Una persona, ricevuta una grave offesa, dice in cuor suo: Voglio uccidere quel tale. So di commettere un delitto e di mancare al quinto comandamento di Dio; tuttavia voglio vendicarmi! Presa la deliberazione, il peccato mortale è già fatto, quantunque il delitto si consumi dopo giorni o mesi, oppure non si consumi per timore del carcere. In questo esempio citato c'è: la materia grave, la piena conoscenza del male e la piena volontà di farlo. Quando si resta in dubbio se la conoscenza o la volontà siano state piene o no, essendoci il dubbio, non si è responsabili della colpa grave; per conseguenza non si è tenuti ad accusarsene in Confessione. Tuttavia, chi volesse confessarsene dovrebbe dire: Sono in dubbio se io abbia peccato. Esistente il dubbio, di cui ora si parla, ci si può accostare anche alla santa Comunione. È consigliabile far precedere un atto di dolore, dicendo ad esempio: Gesù mio, chi sa ti abbia io offeso in qualche modo, perdonami! Non voglio offenderti mai più!

Cosa fare?

Passata che sia la tentazione, ci sono tre casi: o si resta dubbiosi, o vincitori, o vinti. Cosa fare? Nel caso del dubbio si è spiegato or ora come comportarsi.
Quando si è vinta la tentazione, si ringrazi il Signore, dando a Lui l'onore e la gloria, perché è per l'assistenza divina che si esce vincitori da una lotta spirituale e non per valentia personale o per forza umana. Quando disgraziatamente si cede alla tentazione, non bisogna abbattersi. Chi cade, si rialzi e subito! Occorre allora umiliarsi davanti a Dio, riconoscendo la propria miseria e debolezza. Si chieda perdono al Signore, con tutto il cuore, promettendo di confessarsi al più presto; l'atto di dolore sia fatto con più perfezione possibile, cioè, più per il dispiacere di avere offeso Dio, che per il timore dei suoi castighi. È molto fruttuoso il fare una buona penitenza volontaria dopo aver ceduto a qualche grave tentazione.

(Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli).